Sangue alla stazione Tiburtina: 26enne accoltellato, fermati tre connazionali

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

ROMA – Una scia di violenza e sangue ha macchiato la serata di fine aprile nel caotico viavai della stazione Tiburtina, uno dei principali nodi ferroviari della Capitale, spesso teatro di tensioni e degrado. Un giovane di 26 anni, di origini somale, è stato brutalmente accoltellato. A meno di 48 ore dall’aggressione, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno stretto il cerchio attorno ai presunti responsabili, eseguendo il fermo di tre persone.

L’allarme è scattato nella tarda serata del 30 aprile. Il 26enne è stato soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale con ferite da arma da taglio. Mentre i sanitari si occupavano di lui, i militari dell’Arma hanno immediatamente avviato un’indagine lampo per dare un volto e un nome agli aggressori, dileguatisi nel dedalo di strade e sottopassaggi che circondano la stazione.

La svolta è arrivata grazie a un meticoloso lavoro investigativo che ha unito tecnologia e acume. Gli inquirenti hanno passato al setaccio ore di registrazioni delle numerose telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, ricostruendo i movimenti del gruppo prima, durante e dopo l’aggressione. I fotogrammi estrapolati, nitidi a sufficienza, hanno fornito i primi identikit dei sospettati. Il passo successivo, e decisivo, si è svolto al capezzale della vittima. Nonostante le ferite e lo shock, il 26enne è stato in grado di collaborare, effettuando un riconoscimento fotografico che non ha lasciato adito a dubbi: ha indicato i suoi tre aggressori, tutti suoi connazionali.

Identificati i soggetti, è partita la caccia all’uomo. I tre, tutti cittadini somali, senza fissa dimora e già noti alle forze dell’ordine per precedenti penali, sono stati rintracciati e bloccati. Durante la perquisizione, su uno dei fermati sono state trovate prove che gli investigatori ritengono schiaccianti: i suoi indumenti erano sporchi di quelle che appaiono inequivocabilmente come tracce ematiche, verosimilmente appartenenti alla vittima. Lo stesso uomo presentava inoltre una ferita alla mano, un dettaglio che suggerisce una sua partecipazione attiva nella colluttazione, forse procuratasi nel maneggiare l’arma o nella reazione del 26enne.

Il movente dietro la brutale aggressione sarebbe riconducibile a un tentativo di rapina finito nel sangue. I tre avrebbero avvicinato la vittima con l’intento di sottrargli denaro o altri effetti personali e, di fronte alla sua resistenza, la situazione sarebbe degenerata fino all’accoltellamento.

Sulla base dei gravi indizi di colpevolezza raccolti – le immagini video, il riconoscimento della vittima e le prove materiali – i tre uomini sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto. Le accuse formulate dalla Procura della Repubblica sono pesantissime: tentata rapina e lesioni personali aggravate in concorso. Il provvedimento dovrà ora essere vagliato e convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma. In attesa della decisione del Gip, i tre sono stati trasferiti e associati presso la casa circondariale di Roma Regina Coeli, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’episodio riaccende i riflettori sulla difficile situazione di sicurezza e marginalità sociale che affligge le grandi stazioni italiane, zone franche dove la disperazione si trasforma troppo spesso in violenza.

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