Spaccio 2.0 a Roma: la stanza è un bunker con telecamere, la metro il suo mercato. Sequestrati 2 kg di metanfetamine

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Operazione dei carabinieri

ROMA – Una stanza trasformata in un fortino dello spaccio, blindata da un sistema di videosorveglianza per controllare ogni movimento e schermare l’attività illecita. All’interno, un vero e proprio supermarket di droghe sintetiche, con quasi due chilogrammi di metanfetamine e shaboo pronte a inondare il mercato. Fuori, la rete tentacolare della metropolitana capitolina, usata come canale privilegiato per una distribuzione rapida e capillare. È questo lo scenario, degno di una serie crime, smantellato dagli agenti del nucleo PolMetro della Polizia di Stato, che hanno arrestato un giovane pusher al termine di un’indagine lampo partita da un semplice controllo nel sottosuolo.

Tutto ha avuto inizio lungo le banchine della fermata Vittorio Emanuele. Qui, una pattuglia in servizio di vigilanza ha notato un giovane dall’atteggiamento palesemente irrequieto. A tradirlo, oltre al nervosismo, è stato un rigonfiamento anomalo nella tasca dei pantaloni, un dettaglio che non è sfuggito all’occhio esperto dei poliziotti. Fermato per un controllo, l’uomo è stato trovato in possesso di 110 compresse di colore arancione. Gli accertamenti tecnici hanno subito rivelato la natura della sostanza: si trattava di “yaba”, una potente droga sintetica originaria dei mercati asiatici, composta da una miscela di metanfetamina e caffeina, nota per i suoi devastanti effetti stimolanti e l’altissimo potenziale di dipendenza.

La scoperta ha immediatamente fatto scattare il sospetto che non si trattasse di un episodio isolato, ma del tassello di un’organizzazione ben più strutturata. Messo alle strette, il giovane ha tentato un’ultima, maldestra mossa per depistare gli inquirenti, fornendo un indirizzo di residenza falso. Il suo piano è però naufragato quando, durante la perquisizione personale, è spuntata una ricevuta di pagamento delle spese condominiali. Quel pezzo di carta è diventato la mappa che ha guidato gli agenti fino al covo, un appartamento condiviso in via dei Salesiani.

Una volta entrati nella stanza in uso all’uomo, i contorni dell’operazione sono apparsi in tutta la loro gravità. Quella che doveva essere una semplice camera da letto era stata riconfigurata in una base logistica hi-tech. Un sistema di telecamere vigilava sull’accesso, trasformando l’ambiente in un centro operativo protetto. L’organizzazione era meticolosa: all’interno di una valigia e di una busta, entrambe sigillate con lucchetti, erano custoditi circa 2 kg di stupefacente, tra pasticche azzurre di metanfetamina e cristalli di shaboo. Accanto alla droga, tutto l’occorrente per il “mestiere”: bilancini di precisione e materiale per il confezionamento, incluse bustine con chiusura a pressione contrassegnate da codici alfanumerici, un dettaglio che suggerisce una gestione quasi aziendale delle diverse partite di droga.

A confermare la solidità dell’attività è stato il rinvenimento di una vera e propria contabilità dello spaccio. Su un’agenda, un quaderno e diversi post-it, l’uomo annotava meticolosamente entrate e uscite, tracciando i flussi di un business redditizio. Parte di quei proventi sono stati identificati nei 13.000 euro in contanti, trovati nascosti in un armadio della stessa stanza.

Definito il quadro accusatorio, per il giovane sono scattate le manette con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Condotto davanti all’Autorità Giudiziaria, nelle aule di Piazzale Clodio, l’operato della Polizia di Stato è stato pienamente convalidato. Per l’uomo è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, in attesa del prosieguo dell’iter giudiziario.

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