Adriano Panatta, a cinquant’anni dal suo storico trionfo agli Internazionali d’Italia, premierà il vincitore dell’edizione di quest’anno. Invitato dalla Federtennis, l’ex campione ha espresso in un’intervista al Corriere della Sera il desiderio di consegnare la coppa a un tennista italiano, sperando di poter finalmente “chiudere il capitolo” del suo memorabile 1976, anno in cui vinse anche il Roland Garros e la Coppa Davis.
Analizzando le prospettive di Jannik Sinner per il torneo di Roma, Panatta ha affermato con ironia che per battere l’altoatesino gli avversari dovranno sperare in “un’indigestione di supplì e mozzarelle in carrozza”, sottolineando il suo ottimo stato di forma. Secondo l’ex campione, una vittoria di Jannik metterebbe fine ai continui richiami alla sua impresa di quasi mezzo secolo fa.
Il confronto si è poi spostato sul dualismo con Carlos Alcaraz. Panatta non ha avuto dubbi nell’indicare chi sia il più forte tra i due quando entrambi sono al massimo della condizione. “Quando Alcaraz si esprime al 100%, batte Sinner perché ha qualche invenzione in più”, ha dichiarato.
Tuttavia, ha precisato che il tennis non è solo una questione di picchi di rendimento. “Sul rendimento medio, Jannik è superiore”, ha aggiunto, stilando una pagella tecnica: dritto ad Alcaraz, rovescio e servizio a Sinner, volée, smorzata e movimenti ancora allo spagnolo.
Durante l’intervista, Panatta ha rievocato aneddoti del passato, come lo stretto legame con Bjorn Borg. Ha raccontato di uno scherzo fatto allo svedese insieme a John McEnroe durante una cena a Parigi, in cui gli dissero che “a giocare a tennis era una mezza pippa”, ricevendo una risposta autoironica da Borg.
Ha ricordato anche la finale vinta a Roma contro Guillermo Vilas, con un match point deciso da un suo colpo in lungolinea su una palla corta dell’avversario. Diverso il ricordo di Harold Solomon, sconfitto in finale al Roland Garros, che soprannominava “il sorcio” per il suo carattere imbronciato, ammettendo di essersi pentito per non essere stato gentile prima di quella partita.
Panatta ha rivelato di rivedersi nella filosofia di Alcaraz, soprattutto quando lo spagnolo ha parlato del suo bisogno di libertà decisionale. “Carlos ha barattato il rischio di qualche sconfitta in più con la libertà. Io sono come lui”, ha spiegato.
Ha concluso però con una grande ammirazione per la mentalità di Sinner, respingendo l’etichetta di giocatore “meccanico”. “Ammiro la sua voglia di migliorarsi: ogni giorno si dedica a colmare le lacune. È raro, di solito si allenano le cose che già si sanno fare bene. Jannik no”.





