Luciano Darderi punta Roma: ‘Vincere qui è un sogno’

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Luciano Darderi si prepara per gli Internazionali di Roma con un obiettivo chiaro: riscattare le delusioni delle ultime settimane e puntare in alto nel torneo che considera “casa”. Il tennista, numero 21 del ranking mondiale, ha vissuto un inizio d’anno eccezionale, culminato con la vittoria a Santiago che lo ha proiettato tra i primi 20 giocatori al mondo, un traguardo che si aspettava di raggiungere solo nel 2026.

Il passaggio sulla terra rossa europea non è stato però semplice. “Le ultime tappe del tour sono state deludenti”, ha ammesso Darderi, ricordando la sconfitta in semifinale a Marrakech, l’uscita al primo turno a Montecarlo e i problemi fisici che lo hanno condizionato. Un malessere con febbre e difficoltà respiratorie, sorto a Monaco, si è trascinato fino a Madrid. L’atleta ha però sottolineato che non si tratta di appagamento, ma di un necessario adattamento a una nuova dimensione. “Fino a poco prima ero io il cacciatore, ora sono diventato la gazzella, quello da battere. È tutto nuovo per me e sto imparando a gestire questa pressione”.

Adesso l’attenzione è tutta su Roma, un torneo dal sapore speciale. Darderi è arrivato nella capitale dopo essersi allenato a Fano, vicino alla casa del nonno. Il suo legame con l’Italia è profondo e radicato nel tempo. La sua prima volta nel Paese risale a quando aveva dieci anni, per ritirare il passaporto italiano e vincere un torneo giovanile all’Aquila, superando in semifinale Cobolli e in finale Gigante.

A tredici anni è tornato in Italia da solo, trovando a Roma una seconda famiglia grazie a Marcello Macchione, amico del padre, che lo ha accolto e supportato. “Ho trascorso a Roma tutta la mia adolescenza. Non è stato facile ambientarmi in un Paese nuovo da solo, ma loro mi hanno accolto come un figlio”, ha raccontato. La sua vita era scandita dal tennis, allenandosi in diverse accademie della capitale fino a stabilirsi al Foro Italico, dove ha vissuto e si è allenato intensamente con il padre Gino durante il periodo del lockdown.

Proprio questo legame ha reso naturale la scelta di rappresentare la maglia azzurra, una decisione che Darderi ha definito “lucida e razionale”, presa insieme al padre. “Vorrei che si capisse che non c’entrano i soldi, non ho mai ricevuto supporto economico dalla Federazione. L’idea era costruire al meglio il mio futuro da professionista. In Europa ci sono più tornei e opportunità”. Una scelta strategica, quindi, unita al legame affettivo con il Paese del nonno.

Guardando al futuro, i sogni sono chiari e ambiziosi. Dopo aver raggiunto la top 20, l’obiettivo è la top ten. Ma nel cuore ci sono due desideri ancora più grandi: “Vincere qui, al Foro Italico, ed essere convocato per vincere la Coppa Davis con l’Italia”. Un’apoteosi per il ragazzo che da piccolo, vivendo a Roma, vedeva il torneo come un mito.

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