“Lo sport è qualcosa di sacro”. Con questa visione, l’imprenditore e stilista Brunello Cucinelli ha descritto la sua passione, che negli ultimi anni si è estesa ben oltre il calcio. “Una volta si parlava solo di quello, ora ci appassioniamo a tutto”, ha raccontato, evocando il concetto di “tregua sacra” che fermava i conflitti in antichità.
Secondo Cucinelli, il mondo del calcio, così come la politica e l’economia, necessita di un cambiamento di toni per curare quello che definisce un “mal dell’anima”. Ha ribadito il suo sogno di un calcio con più garbo e rispetto, un’idea che ha sempre promosso, anche nel codice etico del Castel Rigone, di cui è stato presidente.
Parlando con dirigenti e arbitri, ha sottolineato l’importanza del rispetto per i ruoli. Riguardo al VAR, ha osservato che, pur avendo ridotto il margine di errore, ha tolto responsabilità all’arbitro, lasciando comunque spazio all’interpretazione. L’esclusione dell’Italia dal Mondiale ha rappresentato una delusione, ma Cucinelli ha invitato a guardare al successo complessivo dello sport italiano.
Per il calcio, non ha parlato di una “rifondazione”, ma della necessità di “dargli contemporaneità”. Citando Fabio Capello, ha spiegato che questo significa aggiornare i metodi di allenamento e dare fiducia ai giovani talenti in prima squadra per accelerarne la crescita. Ha anche espresso il suo apprezzamento per Giovanni Malagò, definendolo un uomo di valore e carattere, ideale per una possibile candidatura a presidente federale.
Tra i tecnici emergenti, ha menzionato Cristian Chivu, allenatore della Primavera dell’Inter, lodandone lo stile comunicativo. “Non dice mai ‘io’, ma ‘noi’: mi ricorda un po’ Ancelotti”, ha affermato, riconoscendo anche l’influenza positiva di un dirigente come Giuseppe Marotta.
Tornando sulla situazione economica della Serie A, ha ricordato un suo dialogo con Gerry Cardinale, proprietario del Milan. “Il calcio italiano ha un volume d’affari di un miliardo e mezzo, la Premier di otto”, ha evidenziato, sottolineando come il campionato italiano sia diventato un torneo di transizione piuttosto che un punto d’arrivo.
Un pensiero particolare è stato rivolto a Jannik Sinner. Pur ammirandone il talento, Cucinelli ha confessato di averlo visto “stanco” durante le recenti partite, non a livello fisico ma mentale. “Guardo sempre gli occhi dell’essere umano, era provato”, ha spiegato. Il suo consiglio paterno è stato quello di concedere al tennista il tempo per riposare la mente: “Viene da un paese come me, era abituato a guardare il cielo, le stelle. Ecco, ridategli il tempo per guardarle”.
Infine, ha condiviso alcuni aneddoti personali, come il suo rapporto con Toto Wolff, team principal della Mercedes in Formula 1. Ha raccontato di come Wolff, già anni fa, gli avesse parlato di un “gioiellino” destinato a diventare un grande campione. Cucinelli ha concluso parlando del suo impegno personale con lo sport: una routine di allenamento quotidiana e la recente decisione di tornare a giocare a golf, una sfida iniziata nel 1986 e ora ripresa con rinnovato entusiasmo.





