Bonetti si racconta: Juve, Samp e l’amico Vialli

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Cronache sport calcio
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Ivano Bonetti ha ripercorso la sua carriera ventennale nel calcio, un viaggio ricco di aneddoti su squadre straordinarie e personaggi indimenticabili. L’ex centrocampista ha condiviso i suoi ricordi, partendo dalla prima grande occasione in Serie A con la Juventus.

“Avevo vent’anni, è stato un onore entrare in una squadra di campioni”, ha raccontato Bonetti, ricordando come ogni allenamento fosse una lezione di stile. L’esordio fu segnato da una gaffe con il presidente Boniperti: “La prima volta che l’ho visto, ho scambiato il direttore generale Giuliano per lui. Ho firmato convinto di averlo incontrato, mi hanno preso in giro per un anno”. Il rapporto con Boniperti è stato intenso, tra le continue richieste di tagliarsi i capelli e di sposarsi. “Abbiamo discusso tanto, ma ci siamo voluti bene. Anche se la scelta di andare via non me l’ha mai perdonata”.

Bonetti ha ammesso che lasciare la Juventus è stato un errore di gioventù, dettato dalla fretta di giocare. In seguito, Giovanni Trapattoni ha provato a riportarlo a Torino e lo avrebbe voluto anche all’Inter. “Il Trap mi diceva ‘devo rifondare, mi servi’, ma io alla Sampdoria stavo da Dio e non avevo necessità di spostarmi”. Alla Juventus il suo idolo era Platini: “Michel era fantastico, passava tempo con noi giovani e mi diceva scherzando che avrei dovuto prendere il suo posto”.

Il periodo alla Sampdoria è stato segnato da figure come il presidente Paolo Mantovani, definito “un signore d’altri tempi” al pari di Agnelli. “Con lui si trattava senza procuratore e ti offriva sempre più di quanto chiedessi”. In panchina sedeva Vujadin Boškov, un altro personaggio unico. “Ci chiamava ‘merde’ e ci prendeva in giro. Mancini lo imitava alla perfezione”.

L’amicizia con Gianluca Vialli ha rappresentato un capitolo fondamentale. “Luca è mio fratello, vive nel mio cuore. Eravamo inseparabili”. Bonetti ha svelato un aneddoto curioso: “Prima di una partita di Coppa, ho bevuto un sorso di whisky. Lui mi ha sgridato, poi sono entrato e ho segnato un gol bellissimo. All’intervallo mi ha chiesto se ne avessi un po’ anche per lui. L’ha bevuto e ha fatto gol pure lui”.

Il legame tra i due era così forte da superare le differenze caratteriali. La loro amicizia profonda è stata il filo conduttore degli anni più belli della sua carriera, prima di concludere l’avventura da calciatore tra Inghilterra e Scozia, chiudendo il cerchio come allenatore-giocatore del Dundee con il fratello Dario come vice.

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