Como, Butez rinnova e dirige: “Decido io il gioco”

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Cronache sport calcio
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Jean Butez e il Como hanno proseguito il loro percorso insieme. Il portiere ha firmato un prolungamento del contratto che lo legherà al club lariano fino al 2030, coronando una stagione straordinaria che ha visto la squadra qualificarsi per la Champions League. Butez è stato il portiere meno battuto del campionato e quello con il maggior numero di partite a rete inviolata.

“Per me il rinnovo è un segno di rispetto e la dimostrazione che me lo merito per il lavoro fatto”, ha dichiarato il portiere francese. Ha sottolineato come la stabilità offerta dalla società sia fondamentale per lui e per la sua famiglia, esprimendo grande felicità per la permanenza a Como.

Nonostante il ruolo, Butez ha confessato di sentirsi a volte “imprigionato” tra i pali, con il desiderio di giocare a centrocampo. Una voglia che soddisfa durante gli allenamenti o nelle partite con gli amici. La sua carriera da portiere è iniziata a otto anni, dopo un provino al Lilla in cui gli osservatori lo scelsero per difendere la porta.

Il suo approccio al ruolo è meticoloso. Non ha un unico idolo, ma preferisce studiare stili differenti, ispirandosi a portieri moderni come Neuer, Ter Stegen ed Ederson, molto coinvolti nella costruzione del gioco. “Studio anche altri stili, per esempio De Gea, per le grandi parate e i riflessi”, ha spiegato, evidenziando l’importanza di analizzare le proprie prestazioni per adattarsi alle richieste dell’allenatore.

In campo, la sua libertà è quasi totale. È lui a decidere se avviare l’azione con un passaggio corto o cercare gli attaccanti con un lancio lungo. “Scelgo io dopo il lavoro fatto con Fàbregas. Se la pressione è alta, c’è la possibilità di lanciare lungo. Se non c’è, costruiamo dal basso”, ha precisato Butez, delineando la sua autonomia tattica.

Il suo ruolo di regista non si limita alla gestione del pallone con i piedi. È una guida per la difesa, fornendo ai compagni informazioni cruciali per le marcature e gli anticipi. “Li aiuto parlandoci, per fornirgli quante più informazioni possibile. Parliamo molto anche prima delle partite”, ha aggiunto, rimarcando l’importanza della comunicazione per prendere decisioni rapide in campo.

La fiducia di Cesc Fàbregas è un elemento chiave. Butez è l’unico titolare a non essere soggetto ad alternanza, una scelta che riconosce la necessità di continuità per un portiere. “L’allenatore mi dà la libertà di essere me stesso, ovviamente con alcuni consigli. Ma alla fine è sempre lui a decidere”, ha affermato, descrivendo un rapporto basato su stima e chiarezza di ruoli.

Riguardo alla nazionale francese, Butez mantiene un profilo basso. Non insegue la convocazione, ma la considera un sogno. “Se dovesse arrivare una chiamata, ne sarei orgoglioso”, ha detto, ricordando con soddisfazione la prima pre-convocazione ricevuta in stagione e guardando con interesse al futuro della panchina francese post-Deschamps.

Alla richiesta di indicare i migliori portieri, ha messo al primo posto il connazionale Maignan, seguito da Joan García del Barcellona e dall’esperto Neuer.

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