Cava Santa Lucia, indagato un avvocato

Secondo l’ipotesi della Procura sammaritana il legale sarebbe stato il tramite fra imprenditoria e politica. Sotto esame due note del Comune

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L'imprenditore Luserta, l'ex sindaco Marino e l'avvocato Iorio
L'imprenditore Giuseppantonio Luserta, l'ex sindaco Carlo Marino e l'avvocato Enzo Iorio

CASERTA Sono tre i destinatari del decreto di perquisizione emanato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito delle indagini sulla cava Santa Lucia. Oltre all’imprenditore Giuseppe Antonio Luserta, patron della cava, e all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino è coinvolto anche l’avvocato Enzo Iorio. L’ipotesi di reato da verificare, per tutti e tre, è quella di corruzione. I magistrati indagano su due note del Comune (risalenti a luglio e a novembre 2022) che riguardano la cava Santa Lucia e in particolare la bonifica dell’ex area estrattiva. Una materia che interessa principalmente la Regione e nella quale il Comune ha competenze residuali, ma la Procura ha comunque puntato i riflettori su Palazzo Castropignano. In particolar,e il ruolo dell’avvocato sarebbe stato, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, quello di intermediario fra l’imprenditore e la politica. Un’inchiesta che sta facendo parlare in città, vista la notorietà di Luserta (considerato da anni fra i principali sostenitori del consigliere regionale Giovanni Zannini) e dell’ex primo cittadino

Sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Caserta ad eseguire le perquisizioni per acquisire elementi ritenuti utili alla ricostruzione della vicenda. Ovviamente, i tre coinvolti sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna e gli stessi accertamenti potrebbero anche dimostrarne l’estraneità.

L’attività di Luserta è finita al centro dell’attenzione il 4 maggio scorso, quando il gip Maria Pasqualina Gaudiano, su richiesta della Procura sammaritana diretta da Pierpaolo Bruni, ha disposto il sequestro preventivo della cava di calcare ‘Santa Lucia’, esercitata dalla Luserta Luigi Srl. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra maggio 2024 e ottobre 2025 nell’area sarebbero stati conferiti materiali provenienti da cantieri Tav, indicati come ‘terre e rocce da scavo’, per un volume stimato in circa 340mila metri cubi.

Per gli inquirenti quei materiali non sarebbero stati gestiti come semplici sottoprodotti, ma come rifiuti, in assenza delle necessarie autorizzazioni e in difformità rispetto al progetto di ricomposizione ambientale. Nel decreto vengono richiamati anche il vincolo idrogeologico dell’area e la presunta trasformazione permanente del suolo provocata dalle attività di riempimento.

L’indagine era partita dopo un esposto in cui venivano segnalati il passaggio quotidiano di numerosi mezzi, la movimentazione di materiali terrosi e lavori ritenuti non compatibili con una semplice fase di recupero ambientale. Da qui i sopralluoghi effettuati dai carabinieri forestali, l’acquisizione degli atti e infine il sequestro della cava.

Caserta, perquisizioni per l’ex sindaco Marino e per l’imprenditore Luserta

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