In occasione della ventunesima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup, evento benefico per la ricerca sulla SLA, Michel Platini ha parlato della sua Juventus e del calcio internazionale.
L’ex fuoriclasse francese ha ribadito il suo forte legame con il club bianconero, definendone l’identità in modo netto: “Fino a quando sarò in vita, nessuno tocchi la Juventus. Il club è la famiglia Agnelli”. Ha poi escluso categoricamente un suo ritorno in società con un ruolo dirigenziale, confermando una posizione già espressa in passato.
“Non ci penso e non ci aspiro”, ha dichiarato. “A settant’anni ho altri progetti e ho chiuso con i ruoli istituzionali”. Riguardo alla stagione appena conclusa, ha ricordato che il calcio è fatto di cicli e che “presto comincerà una nuova storia bianconera”, sottolineando come un singolo risultato avrebbe potuto cambiare il giudizio complessivo sull’annata.
Platini ha poi commentato il nuovo format del Mondiale, approvandone l’allargamento a 48 squadre. Pur non volendo parlare della sua denuncia contro il presidente FIFA Gianni Infantino, ha definito la scelta “giusta per dare una possibilità a realtà nuove”, come le nazioni africane.
Ha espresso il suo apprezzamento per il cerimoniale degli inni nazionali e, in merito ai pronostici, ha indicato la Francia come favorita, pur confessando che scommetterebbe “un euro sul Portogallo”.
Non è mancato un passaggio su Diego Armando Maradona, definito “un fenomeno” e un personaggio unico. “È sempre stato percepito come un Che Guevara, ha avuto una vita particolare ma è stato un bravissimo ragazzo”, ha spiegato Platini.
Infine, ha analizzato le difficoltà di inserimento dei nuovi giocatori, prendendo spunto dalla sua esperienza. Ha ricordato come per un centrocampista, che tocca molti palloni, sia più semplice integrarsi rispetto a un attaccante, che dipende maggiormente dal gioco di squadra. Il suo futuro, ha concluso, sarà ancora nel calcio, ma in un ruolo diverso da quelli ricoperti in passato.











