Obodo si racconta: i due rapimenti e una vita da film

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Cronache sport calcio
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La vita di Christian Obodo, ex centrocampista di Serie A, assomiglia alla trama di un film. L’ex giocatore ha vissuto dodici anni in Italia tra Perugia, Udinese, Fiorentina, Torino e Lecce, affermandosi come un mediano di qualità e quantità. A 42 anni, ha intrapreso la carriera di scout a Lagos, pur continuando a vivere a Udine.

Ha raccontato di non limitarsi a scoprire talenti, ma di portarli in Italia. Insieme a Oba Martins, è ambasciatore della Coppa U20 del Consolato Generale Italiano, un’iniziativa che seleziona i migliori 18 giocatori per inserirli nei settori giovanili di club come Udinese, Como e Fiorentina.

Il suo arrivo in Italia è avvenuto nel 2001, a 16 anni, tramite un procuratore che lo ha portato a Perugia. Di quel periodo ha conservato ottimi ricordi, come la vittoria della Coppa Intertoto nel 2003. A Perugia ha conosciuto Luciano Gaucci, che ha descritto come un “secondo padre”, e Serse Cosmi, altro allenatore a cui è rimasto molto legato.

La sua carriera è stata impreziosita da giocate memorabili, come l’ultimo gol in Serie A: una rovesciata a San Siro contro l’Inter nel febbraio 2007. Ha ricordato anche un’altra rete spettacolare, sempre a San Siro, contro l’Inter nell’ultima giornata della stagione 2002-2003, confermando un feeling particolare con quello stadio.

L’ascesa è stata però bruscamente interrotta dagli infortuni. Si è rotto il legamento crociato per quattro volte, la prima a 23 anni, quando era nel mirino di club come Real Madrid, Barcellona e Liverpool. Dopo il quarto infortunio è caduto in depressione, con dolori che gli impedivano di camminare. Ha rivelato che la sua famiglia lo ha salvato dal rischio di diventare un alcolizzato.

La sua vita è stata segnata anche da due rapimenti in Nigeria. Il primo è avvenuto nel 2012 a Warri: mentre andava in chiesa, quattro uomini armati di fucili lo hanno sequestrato, portandolo in una foresta. I rapitori hanno chiesto 150.000 euro di riscatto, ma la sua famiglia ne ha pagati 10.000. Obodo è poi riuscito a fuggire da una finestra.

Il secondo episodio, nel 2020, è stato quasi surreale. Alcuni uomini lo hanno incappucciato e chiuso nel bagagliaio della sua auto per cinque ore. Una volta liberato, dopo avergli sottratto orecchini e telefono, uno dei sequestratori lo ha riconosciuto e lo ha lasciato andare.

Infine, ha chiarito l’episodio della sua “scomparsa” nel 2013, quando giocava per la Dinamo Minsk. Dopo aver rifiutato di assumere farmaci per una pubalgia, il club lo ha messo fuori rosa. Tornato a Udine, è stato fermato in auto con un amico e la polizia ha trovato della marijuana che non era sua, come ha poi confermato un test del capello.

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