Nazionale, Gravina: scelta condivisa per il nuovo ct

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Cronache sport calcio
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Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, in un’intervista rilasciata a Dazn ha delineato le strategie per il futuro del calcio italiano, affrontando temi cruciali come la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale e la crisi del movimento. Gravina ha rivelato che la sua prima opzione per un ruolo dirigenziale era Paolo Maldini, definendolo il “piano A” del suo progetto.

Una delle novità principali del suo mandato, ha spiegato il presidente, è la volontà di condividere le decisioni più importanti. Per la prima volta, infatti, il presidente federale ha deciso di non imporre la scelta finale del CT, ma di renderla un processo collegiale. Ha inoltre precisato che non sono stati avviati contatti con alcun allenatore prima dei colloqui con le figure dirigenziali designate, per garantire la massima trasparenza e coerenza con la nuova logica di gestione.

Gravina ha poi analizzato le difficoltà che affliggono il calcio italiano, evidenziando un problema demografico e di attrattività. Ha spiegato che il movimento ha perso quasi sei milioni di persone nella fascia d’età tra i 18 e i 35 anni, attribuendo il calo sia alla denatalità sia alla crescente concorrenza di altre discipline sportive. Questo segmento di popolazione rappresenta il bacino principale da cui attingere per la Nazionale.

Nonostante questo scenario, il numero di tesserati è rimasto stabile e in alcuni casi è cresciuto, grazie all’integrazione di discipline come il calcio a 5, il calcio femminile e il beach soccer. La vera sfida, secondo Gravina, consiste ora nel ricreare l’appeal del calcio, stimolando lo spirito di emulazione tra i giovani. Ha citato l’esempio di Jannik Sinner, i cui successi spingono i ragazzi verso il tennis, e ha auspicato un effetto simile per gli sport invernali grazie alle Olimpiadi di Milano Cortina.

Un focus particolare è stato dedicato al calcio femminile. Il presidente federale ha definito l’introduzione del professionismo in Serie A come “una battaglia vinta”, un passo fondamentale rispetto alla situazione di pochi anni fa. Ha riconosciuto che alcune squadre italiane hanno raggiunto un buon livello competitivo in Europa, ma ha sottolineato la necessità di allargare la base per colmare il divario con nazioni come Stati Uniti, Norvegia e Gran Bretagna, dove il calcio femminile è radicato nel sistema scolastico e universitario.

Infine, Gravina ha affrontato il tema dell’innovazione, definendosi “un innovatore, non un rivoluzionario”. Ha aperto alla possibilità di introdurre cambiamenti che aumentino la spettacolarizzazione delle partite, a patto di non tradire l’essenza dello sport. Come modello di successo ha indicato la pallavolo, che con l’introduzione del rally point system ha reso il gioco più avvincente senza snaturarlo. “Sembrava una rivoluzione epocale, eppure oggi nessuno lo metterebbe più in discussione”, ha concluso, suggerendo che anche il calcio può evolvere in modo intelligente.

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