La scelta di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale italiana ha innescato un ampio dibattito, sollevando pareri contrastanti. Tra le posizioni più nette spicca quella di Alessandro “Spillo” Altobelli. L’ex attaccante della Nazionale campione del mondo nel 1982, in una recente intervista, ha espresso forti perplessità non sulle qualità del tecnico, ma sul processo che ha portato alla sua designazione.
Il fulcro della critica di Altobelli si concentra sul metodo di selezione, che a suo dire premierebbe le relazioni piuttosto che il puro merito. Con tono polemico, ha affermato: “Io ormai non posso più per l’età, ma se volessi fare l’allenatore mi iscriverei all’Aniene. Lo consiglio a tutti i giovani”. La sua allusione a uno dei più noti circoli romani mira a denunciare un sistema che favorirebbe candidati provenienti dallo stesso ambiente. “I nuovi vengono tutti da Roma, dagli stessi circoli e sono amici”, ha proseguito.
L’ex calciatore ha tenuto a precisare che la sua analisi non vuole essere un’accusa diretta di clientelismo, ma una constatazione su come funzionano certi meccanismi in Italia. “Non parlo di amichettismo. Aspetto di capire cosa ne pensa la gente”, ha dichiarato, rimarcando come il suo punto di vista si concentri sul percorso di nomina. “A volte nella vita non è solo il merito, che per carità hanno tutti, sono bravissimi. Il problema è il metodo: come ci si arriva”.
Nonostante la severa critica al sistema, Altobelli ha voluto scindere il metodo dalla persona, riconoscendo il valore indiscusso di Roberto Mancini. “È un tecnico eccezionale, potrebbe allenare qualsiasi squadra, tutte le grandi nazionali, è preparato”, ha sottolineato l’ex interista, dimostrando un approccio equilibrato. Ha anche rivelato di aver contattato direttamente il nuovo CT: “Gli ho anche scritto, gli ho mandato un messaggio di complimenti, gli ho augurato un buon lavoro perché spero che faccia bene”.
Un altro punto toccato nell’intervista riguarda la controversa parentesi di Mancini come selezionatore dell’Arabia Saudita. Altobelli ha definito questa scelta “una macchia” nella carriera del tecnico, pur comprendendone le motivazioni economiche. “Era una questione di lavoro, ha pensato che fosse la scelta giusta”, ha commentato. Tuttavia, ha concluso evidenziando come al tecnico sia stata offerta una seconda possibilità per guidare l’Italia, un’opportunità che ha definito “quasi unica” e non concessa a tutti dopo decisioni simili.







