L’ex direttore organizzativo del Milan, Paolo Taveggia, ha svelato i retroscena di uno dei gesti più significativi nella storia del calcio italiano. Un omaggio alle 39 vittime della tragedia dell’Heysel, compiuto insieme al capitano Franco Baresi il 7 marzo 1990, prima dei quarti di finale di Champions League contro il Mechelen.
Quella partita ha segnato il ritorno di una squadra italiana nello stadio di Bruxelles, cinque anni dopo la strage in cui persero la vita 39 tifosi juventini. Taveggia è stato l’ideatore di un tributo che ha superato le rivalità sportive per onorare la memoria.
L’idea è nata quando il Mechelen ha chiesto di disputare l’incontro in uno stadio più capiente. La federazione belga e l’Uefa hanno designato l’Heysel, una scelta che ha lasciato perplessa la dirigenza rossonera, guidata dall’allora amministratore delegato Adriano Galliani.
Il club sentiva la responsabilità di essere la prima squadra italiana a tornare in quel luogo. Nonostante le richieste, nessuna autorità, dal governo locale all’Uefa, ha acconsentito a una commemorazione ufficiale. Anzi, il Milan è stato avvisato che sarebbe stato tenuto sotto stretto controllo.
Di fronte a questo muro, la società ha organizzato una messa privata la mattina della partita, ma Taveggia ha voluto fare di più. Ha agito in segreto, chiedendo a un amico di procurargli 39 rose e di consegnargliele alla partenza del pullman, mascherando l’iniziativa come un semplice portafortuna per la squadra.
Una volta nello spogliatoio, Taveggia ha parlato con Franco Baresi, riconoscendo nel capitano la persona ideale per compiere quel gesto. Insieme hanno deciso di portare le rose sotto la Curva Z, il settore della tragedia.
I due sono usciti dagli spogliatoi, con Taveggia a tenere il mazzo di fiori. L’atmosfera nello stadio era ostile: il pubblico belga fischiava e dagli altoparlanti veniva diffusa musica ad alto volume nel tentativo di coprire il momento.
Ignorando l’ambiente circostante, sono arrivati sotto i gradoni della curva, hanno depositato le rose e si sono raccolti in una breve e silenziosa preghiera, per poi tornare indietro senza dire una parola.
Quel gesto ha assunto un valore emblematico, una dimostrazione del valore umano del capitano rossonero. La sensibilità di Baresi è stata riconosciuta anche dai rivali: alla prima partita successiva contro la Juventus, i tifosi bianconeri hanno esposto uno striscione con la scritta “Baresi, 39 volte grazie”.



