Cantiere Vittoria, Cavazzana indagato: fari sui 7 milioni partiti da Carinaro

Si ipotizza l’intervento di soggetti legati alla criminalità organizzata o inseriti in contesti istituzionali

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CARINARO – Roberto Cavazzana, proprietario del Cantiere Navale Vittoria di Adria, risulta indagato in Veneto nell’ambito di un’inchiesta su ipotesi di reato connesse all’acquisizione dell’azienda. Al centro degli accertamenti figurano quasi sette milioni di euro provenienti dalla Arkipiù Srl, società con sede a Carinaro.

La vicenda emerge dagli atti sulla base dei quali, il 28 maggio scorso, il gip di Roma ha autorizzato la proroga delle intercettazioni nell’inchiesta sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti veneti, tra luglio 2024 e febbraio 2025 Arkipiù avrebbe trasferito complessivamente 6 milioni e 979mila euro al Contratto di Rete Het, realtà padovana controllata da Cavazzana. I bonifici sarebbero stati formalmente giustificati da prestazioni professionali, acconti su fatture e interventi di riqualificazione energetica.
Gli investigatori ipotizzano, invece, che quelle somme derivassero dalla monetizzazione di crediti d’imposta fittizi connessi al Superbonus 110 per cento. I crediti sarebbero stati generati attraverso fatture relative a lavori edili che, secondo l’impostazione accusatoria, non sarebbero mai stati eseguiti in diversi condomini.

Parte dei capitali sarebbe stata successivamente impiegata per finanziare l’acquisizione del Cantiere Navale Vittoria. Negli atti vengono indicati un finanziamento infruttifero di cinque milioni di euro erogato dalla M6 Srl e un altro da un milione e 990mila euro proveniente dalla Solid Epcm, società anch’essa riconducibile a Cavazzana.

I militari avrebbero ricostruito anche alcuni bonifici urgenti effettuati dalla Rete Het in favore della M6, dopo che gli istituti di credito non avrebbero dato corso a trasferimenti diretti verso la Cnv Srl. Tra marzo e settembre 2025, dopo la compravendita, sarebbero stati registrati ulteriori movimenti per circa 816mila euro.

Nel fascicolo compare anche la Pev Lavorazione Alluminio, impresa con sede a San Marcellino, che avrebbe ricevuto dalla Rete Het commesse per la posa di infissi in Veneto. Nel maggio 2024 la società avrebbe emesso fatture per oltre 3,2 milioni di euro, nonostante le opere, secondo gli accertamenti, non risultassero ancora eseguite. Per gli investigatori, anche questo passaggio potrebbe essere servito a schermare l’origine delle risorse.

Ulteriori elementi emergono da alcune conversazioni intercettate nella primavera del 2026. Secondo la lettura dei carabinieri, Cavazzana avrebbe discusso della necessità di regolarizzare contabilmente i rapporti con la Pev e di rimodulare gli assetti societari dopo l’acquisizione.
Nell’informativa gli investigatori prospettano, come ipotesi ancora da verificare, l’intervento di soggetti legati alla criminalità organizzata o inseriti in contesti istituzionali. Identità, ruoli ed effettiva influenza di questi interlocutori non risultano, tuttavia, accertati.
In una telefonata Cavazzana avrebbe inoltre parlato di contatti con ambienti governativi e della Difesa. Gli investigatori interpretano quelle parole come il possibile tentativo di regolarizzare ex post la documentazione e accreditare una maggiore affidabilità istituzionale, anche nei rapporti con le banche. Si tratta di una valutazione investigativa ancora da dimostrare.

Parte del presunto meccanismo era stata raccontata da Report nella puntata del 19 aprile firmata dal giornalista Daniele Autieri. Cavazzana ha contestato le ricostruzioni della trasmissione e l’accostamento tra la propria figura, l’acquisizione del cantiere e ambienti criminali, presentando querela.

I servizi sullo stabilimento di Adria erano stati inizialmente collegati alla bomba esplosa davanti all’abitazione di Ranucci. Quella pista non ha trovato conferma: gli accertamenti dei carabinieri di Roma e Frascati hanno condotto a Valter Lavitola, che davanti al gip ha ammesso di aver commissionato l’attentato. La matrice della bomba e l’inchiesta economico-finanziaria seguono quindi strade differenti. Restano aperte le verifiche sui capitali impiegati per rilevare il Cantiere Navale Vittoria e sui rapporti tra le società venete e quelle casertane. Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale. Cavazzana non può essere considerato colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva. Sarà il prosieguo dell’indagine a stabilire se le ipotesi formulate dagli investigatori troveranno conferma.

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