Mazzola: ‘Agnelli mi offrì il doppio ma rifiutai’

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Cronache sport calcio
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Alessandro ‘Sandro’ Mazzola, icona del calcio italiano, ha ripercorso le tappe di una carriera straordinaria, segnata da un legame indissolubile con l’Inter. Un rapporto che lo ha portato a rifiutare persino un’offerta clamorosa della Juventus.

‘Agnelli mi offrì il doppio, un’agenzia di assicurazioni e una concessionaria Fiat’, ha raccontato Mazzola. La risposta fu un secco no, motivato dal rispetto per la memoria del padre Valentino: ‘Mamma mi disse che si sarebbe rivoltato nella tomba. Rifiutai anche una seconda volta da dirigente. Col cuore, rifarei entrambe le scelte’.

Il ricordo del padre, capitano del Grande Torino, è una presenza costante. La tragedia di Superga, vissuta a sei anni, ha lasciato una ferita insanabile. ‘Ero troppo piccolo per ricevere i suoi insegnamenti, li ho appresi da chi lo ha conosciuto’, ha spiegato, citando un complimento di Boniperti: ‘Mi disse che il primo che avrebbe chiamato in una squadra sarebbe stato mio papà’.

L’inizio della sua carriera non fu semplice. Considerato troppo esile, rischiò la cessione, ma la svolta arrivò il 10 giugno 1961 in un Juventus-Inter 9-1, dove segnò il gol della bandiera. La consacrazione avvenne nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, quando Alfredo Di Stefano gli regalò la maglia dicendogli: ‘Sei degno di tuo papà’.

Protagonista della Grande Inter, ha elogiato il tecnico Helenio Herrera, ‘un innovatore che cambiò il mio carattere’, e il compagno Luis Suarez, definito ‘il nostro Maestro’. La sua gratitudine va anche alla famiglia Moratti, considerata una seconda famiglia, e all’Inter stessa, che ha definito la sua ‘salvezza’ dopo i difficili anni seguiti a Superga.

Anche da dirigente ha lasciato il segno. Il suo capolavoro è stato l’acquisto di Ronaldo: ‘Seppi che voleva lasciare Barcellona, lo incontrai e mi disse subito ok’. Ha rivelato di aver portato all’Inter Javier Zanetti nel 1995 e Andrea Ausilio nel 1998, oltre ad aver avuto in pugno i contratti di Platini e Falcao, affari poi sfumati per diverse ragioni.

Sulla storica rivalità con Gianni Rivera, ha parlato di ‘sano antagonismo e grandissimo rispetto’. Ha poi voluto chiedere scusa a Roberto Boninsegna, per non essersi opposto al suo scambio con Anastasi, e a Gigi Simoni, esonerato dopo la vittoria della Coppa Uefa. ‘Ero contrario’, ha ammesso, ‘ma rispettai le gerarchie. Gigi era un uomo giusto e non lo meritava’.

Oggi, da tifoso, Mazzola segue l’Inter con passione, sognando che Lautaro Martinez, ‘che merita di essere chiamato leggenda’, possa alzare la Champions League. Il suo messaggio finale è un invito ai giovani a credere nei sogni con sacrificio, e agli adulti a concedere le opportunità che a lui furono date.

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