Ciro Immobile ha annunciato da poco il suo ritiro dal calcio giocato, ma le sue parole continuano ad avere un peso significativo nel panorama nazionale. In una recente intervista, l’ex attaccante ha analizzato le difficoltà del calcio italiano, indicando in Pio Esposito, giovane bomber di proprietà dell’Inter, l’unico giocatore in grado di ripercorrere la sua straordinaria carriera.
Secondo l’ex Scarpa d’Oro, uno dei problemi principali in Italia riguarda le infrastrutture. “Una squadra come il Paris FC ha uno stadio moderno, dove i tifosi sono accolti bene e creano un’atmosfera speciale”, ha spiegato. “Se la Lazio avesse un impianto come quelli di Strasburgo o Lione, la situazione cambierebbe radicalmente. Siamo molto in ritardo sotto questo punto di vista”.
L’analisi si è poi spostata sulla formazione dei giovani calciatori, un tema che l’ex centravanti sente molto vicino. Ha ricordato come gran parte delle sue abilità siano state affinate giocando per strada, un’esperienza formativa che le nuove generazioni non vivono più. “So che i tempi sono cambiati, ma è fondamentale che i giocatori di domani capiscano che lo scopo principale resta il divertimento, ovunque si giochi”.
Il cuore della sua riflessione ha riguardato però il ruolo dell’attaccante nel calcio moderno. “Nessuno in Serie A ha i numeri che avevo io quando vincevo la classifica marcatori, eppure dovevo competere con gente come Higuain e Toni”, ha sottolineato Immobile. “Quando ho iniziato, anche i centravanti di squadre come Genoa, Siena o Palermo, penso a Maccarone o Lucarelli, segnavano 12-13 gol a stagione con facilità. Era la normalità”.
La causa di questo cambiamento, secondo lui, risiede nelle richieste degli allenatori. “Oggi i tecnici considerano l’attaccante prima di tutto un regista avanzato, più che un bomber. Prima ci chiedevano di finalizzare l’azione, di mettere la palla in rete”. Ha aggiunto che un allenatore contemporaneo spesso si accontenta se la punta ha fatto giocare bene la squadra, anche senza trovare il gol.
Questo scenario lo ha portato a individuare un solo potenziale erede. “L’unico che mi sembra in grado di fare il mio percorso è Pio Esposito”. Tuttavia, anche nel giovane talento nerazzurro ha notato l’influenza del calcio attuale: “Pure lui cerca prima l’azione decisiva e il dialogo con i compagni che il gol puro e duro”.





