Dario Bonetti, ex difensore di Roma, Milan, Juventus e Sampdoria, ha ripercorso la sua carriera, segnata da grandi traguardi sfiorati e da un record singolare: con 39 giornate di squalifica, è il calciatore più sanzionato nella storia della Serie A. Un’etichetta di giocatore “violento” che lui ha sempre respinto, legandola piuttosto a una incontenibile vena polemica verso gli arbitri.
Il suo percorso è costellato di episodi memorabili, a partire dagli anni con la maglia della Roma. Bonetti ha ricordato l’immensa delusione per lo scudetto sfumato a causa del celebre gol annullato a Maurizio Turone contro la Juventus. Quell’evento ha segnato la sua carriera, incrinando in modo permanente la sua fiducia nella classe arbitrale.
A quella delusione si è aggiunta la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni del 1984 contro il Liverpool, persa ai rigori allo Stadio Olimpico. “In quella partita venimmo penalizzati, il loro gol nacque da un evidente fallo su di me”, ha affermato l’ex difensore.
Nel 1986, Bonetti è diventato il primo giocatore in Italia a sfruttare la norma sullo svincolo per trasferirsi al Milan. È stato anche il primo acquisto dell’era di Silvio Berlusconi, un presidente che ha descritto come un precursore. “All’inizio lo prendevano per pazzo”, ha raccontato, ricordando un discorso del Cavaliere a Milanello. “Ci disse che avremmo vinto in Europa e saremmo diventati la squadra più forte del mondo. Era un visionario, un genio con un’incredibile attenzione ai dettagli. Poi, piano piano, tutti sono saliti sul suo carro”.
La sua carriera lo ha portato anche alla Juventus, fortemente voluto dall’allora allenatore Dino Zoff, “un uomo speciale a cui bastava uno sguardo”. In bianconero ha condiviso lo spogliatoio con campioni come Roberto Baggio. Successivamente è approdato alla Sampdoria, dove ha giocato con suo fratello Ivano e ha vissuto un’altra grande amarezza sportiva: la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni del 1992 a Wembley contro il Barcellona. Dell’esperienza blucerchiata ha conservato un ricordo speciale del presidente Paolo Mantovani, definito “un signore, un uomo d’altri tempi”.
Bonetti ha avuto parole di grande stima per i suoi maestri, come Nils Liedholm, considerato “un secondo padre”, e ha condiviso aneddoti su Vujadin Boškov. Riguardo alla sua fama di difensore rude, ha infine voluto chiarire la natura del suo record di squalifiche. “Non picchiavo, protestavo e basta, non sapevo contenermi. Dopo l’episodio del gol di Turone ho smesso di fidarmi degli arbitri. Vedevo sempre il marcio, e non so fino a che punto mi sbagliassi”.







