Forza Italia, riconfermato Martusciello: “Puntiamo a essere il primo partito del centrodestra”

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Fulvio Martusciello al congresso regionale di Forza Italia_mezzo busto
Fulvio Martusciello al congresso regionale di Forza Italia_mezzo busto

CASERTA (Anastasia Leonardo) – Riconferma per acclamazione ieri pomeriggio all’hotel Royal Continental per Fulvio Martusciello alla guida di Forza Italia in Campania. Tesserato con il partito azzurro dal 1994, Martusciello riparte proprio da silvio Berlusconi e da un’idea di partito fondata sulla libertà, sull’impresa, sul garantismo, sulla società civile e sulla capacità di parlare a chi vive fuori dai palazzi della politica. La sua mozione si intitola “Un nuovo inizio”, ma affonda le radici nella storia stessa di Forza Italia. L’obiettivo è fare degli azzurri il primo partito del centrodestra in Campania e prepararli alla sfida per il governo della Regione.

Onorevole Martusciello, è stato riconfermato alla guida di Forza Italia in Campania. Perché ha scelto proprio “Un nuovo inizio”?

“Perché una riconferma non può servire semplicemente a conservare ciò che già esiste. Deve servire ad alzare l’asticella. Abbiamo costruito molto, abbiamo una classe dirigente radicata, amministratori, militanti e consenso. Ora dobbiamo trasformare tutto questo in una nuova fase politica. “Un nuovo inizio” significa esattamente questo: partire da quello che siamo stati per diventare ancora più forti.”

La sua storia politica comincia con Forza Italia nel 1994 e non ha mai conosciuto altri partiti. Quanto pesa oggi questa continuità?

“Per me pesa moltissimo. Ho scelto Forza Italia quando è nata e non ho mai sentito il bisogno di cercare altre case politiche. Ho attraversato stagioni diverse, momenti facili e momenti più complicati, ma sono rimasto sempre qui. Credo nella coerenza e credo soprattutto nell’idea politica che Silvio Berlusconi ha portato in Italia.”

Berlusconi nella sua mozione torna spesso. È ancora il modello a cui guardare?

“Per me Berlusconi non è un capitolo chiuso della storia di Forza Italia. È ancora la chiave per capire quale partito dobbiamo essere oggi. Un partito aperto, moderno, capace di coinvolgere la società civile, di parlare agli imprenditori, ai professionisti, ai giovani, alle famiglie. Un partito concreto, che difenda la libertà e che non abbia complessi di inferiorità nei confronti di nessuno. Questa è la lezione politica che ci ha lasciato.”

Lei ha definito la Campania la regione più berlusconiana d’Italia. Non è un’affermazione forte?

“È forte, ma è vera. In Campania esiste ancora un rapporto profondo con Berlusconi e con ciò che ha rappresentato. C’è un popolo moderato che continua a riconoscersi nei valori della libertà, dell’impresa, del garantismo, dell’europeismo, della solidarietà. Il nostro compito è fare in modo che questa eredità non diventi nostalgia. Berlusconi va portato nel futuro, non chiuso in una fotografia.”

E quale deve essere, allora, il traguardo di Forza Italia in Campania?

“Dobbiamo avere il coraggio di puntare in alto. Non possiamo limitarci a difendere il consenso che abbiamo. Forza Italia può diventare il primo partito del centrodestra in Campania. Le condizioni ci sono: abbiamo una presenza forte sui territori, amministratori, classe dirigente e una proposta politica riconoscibile. Adesso dobbiamo trasformare questa forza in una responsabilità ancora maggiore.”

Essere il primo partito significa anche cambiare gli equilibri all’interno del centrodestra?

“Significa innanzitutto avere piena consapevolezza del proprio peso. Noi siamo e saremo leali con gli alleati, ma la lealtà non significa rinunciare alla propria identità. Le scelte importanti devono essere condivise. Forza Italia non può essere subalterna a nessuno. Il centrodestra è più forte quando ogni partito porta fino in fondo la propria storia, le proprie idee e il proprio consenso.”

Nella mozione indica tre grandi priorità: sicurezza, sviluppo e sanità. Perché proprio queste?

“Perché sono i temi che incidono direttamente sulla vita delle persone. La politica deve tornare a occuparsi delle cose concrete. Sicurezza, sviluppo e sanità non sono slogan: sono tre questioni sulle quali si misura la qualità della vita di una comunità.”

Partiamo dalla sicurezza.

“La sicurezza è una condizione della libertà. Una donna che ha paura di tornare a casa la sera non è libera. Un commerciante che vive sotto la pressione del degrado o della criminalità non è libero. Una famiglia che non si sente sicura nel proprio quartiere non è libera. Servono più presenza dello Stato, prevenzione, illuminazione, videosorveglianza e recupero delle periferie. Ma sicurezza significa anche protezione del territorio e capacità di prevenire le emergenze.”

È anche per questo che nella mozione richiama il tema dei Campi Flegrei?

“Certo. I Campi Flegrei ci insegnano che non si può governare soltanto quando arriva l’emergenza. Bisogna conoscere prima, programmare prima e intervenire prima. La sicurezza delle persone passa anche dalla prevenzione, dalla capacità delle istituzioni di coordinarsi e dalla certezza che nessun cittadino venga lasciato solo.”

Sul fronte dello sviluppo, invece, lei contesta una politica misurata soltanto sulla quantità delle risorse spese.

“Perché spendere non significa automaticamente creare sviluppo. Un bando non è un risultato, un incentivo non è un risultato, una risorsa stanziata non è ancora un risultato. Il risultato è un’impresa che cresce, un posto di lavoro che nasce, un giovane che può scegliere di restare in Campania. Dobbiamo misurare le politiche dagli effetti reali che producono.”

Da quali settori può ripartire la Campania?

“Abbiamo filiere straordinarie: aerospazio, automotive, meccatronica, farmaceutica, agroalimentare, economia del mare, logistica, turismo e nuove tecnologie. Dobbiamo accompagnare queste eccellenze e soprattutto creare un rapporto molto più stretto tra formazione e impresa. Se formiamo giovani per lavori che non esistono e lasciamo le imprese senza le professionalità di cui hanno bisogno, abbiamo fallito due volte.”

E poi c’è la sanità, probabilmente il tema più sensibile.

“La sanità è il punto sul quale si misura davvero l’uguaglianza tra i cittadini. Non possiamo accettare che una visita, un esame o una cura dipendano dalle condizioni economiche di una famiglia. Se chi ha i soldi riesce a curarsi subito e chi non li ha deve aspettare mesi, allora qualcosa non funziona. Il sistema pubblico deve tornare a garantire tempi certi e prestazioni accessibili a tutti.”

Come si interviene sulle liste d’attesa?

“Il cittadino non può essere lasciato solo davanti a una lista d’attesa infinita. Se il sistema pubblico non riesce a garantire una prestazione nei tempi previsti, deve essere il sistema sanitario a trovare una soluzione. Non può essere il cittadino a dover scegliere tra aspettare o pagare.”

Nella sua mozione c’è anche una forte attenzione ai giovani.

“Perché il futuro della Campania passa da loro. Un ragazzo deve essere libero di partire per studiare, lavorare, fare esperienza. Ma non deve essere costretto ad andare via perché qui non trova opportunità. Il nostro obiettivo deve essere creare le condizioni perché restare sia una scelta possibile e perché chi è partito possa anche decidere di tornare.”

Lei insiste molto anche sul merito dentro il partito. Che Forza Italia vuole costruire?

“Un partito nel quale chi lavora venga valorizzato, chi conquista consenso possa crescere e chi ha un’idea diversa non venga considerato un nemico. Voglio un partito aperto, nel quale ci sia spazio per i giovani e per chi arriva dalla società civile. Un partito che sia presente nei Comuni, nei quartieri, nelle periferie, nelle aree interne, nelle università, tra le categorie produttive e nelle associazioni.”

Quindi meno partito delle stanze e più partito dei territori?

“Esattamente. La politica non può comparire soltanto quando si avvicinano le elezioni. Dobbiamo esserci sempre. Dobbiamo ascoltare i territori, stare accanto agli amministratori, conoscere i problemi prima che diventino emergenze. È così che si costruisce un partito vero.”

Dopo la riconferma, quindi, non considera concluso un percorso.

“No, considero aperta una nuova fase. Questo congresso non doveva semplicemente scegliere un segretario, ma indicare una direzione. La nostra è chiara: un partito più forte, più libero, più aperto e ancora più radicato. Abbiamo una storia straordinaria alle spalle, ma dobbiamo avere la capacità di trasformarla in futuro. È questa la sfida. Ed è questo il nostro nuovo inizio.”

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