Marco Branca, storico direttore sportivo dell’Inter del Triplete, ha riaperto il libro dei ricordi in una lunga intervista. L’ex dirigente, oggi agente, ha svelato retroscena e aneddoti inediti sulle operazioni di mercato che hanno costruito una delle squadre più forti di sempre, offrendo uno sguardo dietro le quinte di trattative iconiche.
Tra gli episodi più clamorosi, è tornato sul mancato scambio tra Fredy Guarin e Mirko Vucinic con la Juventus. “Ero già in uscita, arrivai a cose fatte”, ha spiegato, ricordando un accordo praticamente siglato tra i club. “Ricordo la stretta di mano tra Fassone e Marotta, poi è successo un casino esagerato”. L’operazione è saltata tra le polemiche, segnando un momento di forte tensione tra le due società.
Un’altra rivelazione chiave ha riguardato l’acquisto di Maicon. Branca ha confermato che la scelta del terzino brasiliano, sconsigliato all’epoca da Francesco Guidolin, ha avuto un costo altissimo e inaspettato. “Per tenere lui, avendo terminato i posti da extracomunitario, abbiamo dovuto rinunciare a Carlos Tevez”, ha ammesso il dirigente. Una decisione strategica nata dalla volontà di spostare Javier Zanetti a centrocampo per sfruttare la spinta del nuovo arrivato.
L’operazione più complessa è stata forse quella per Wesley Sneijder, decisiva per la vittoria della Champions League. La trattativa fu chiusa “grazie a uno stratagemma” e a un duro confronto con José Mourinho. “Lui mi diceva che Wesley non sarebbe mai venuto e mi chiedeva altri giocatori”, ha raccontato Branca, che invece insistette per l’olandese. La determinazione del ds ha portato a un litigio con il tecnico: “Quando Mou si è lamentato perché il giocatore non si era allenato prima del derby, l’ho mandato a quel paese”.
L’ex dirigente ha commentato anche la scelta di non vendere i campioni dopo la vittoria del Triplete, come Milito, Maicon e lo stesso Sneijder. “In quel momento prevalse la voglia del presidente Moratti di tenerli e la volontà dei giocatori di restare”, ha spiegato, riconoscendo che una rifondazione avrebbe forse garantito un ciclo più lungo. Una scelta di cuore che ha comunque segnato un’epoca indimenticabile per i tifosi.
Infine, Branca ha confessato il suo orgoglio più grande. “Facile dire la Champions League, ma io ho amato molto gli scudetti”, ha dichiarato. Per un dirigente, il campionato rappresenta “il coronamento di un lavoro giornaliero fatto di un problema da risolvere ogni 5-6 minuti”, un successo costruito giorno dopo giorno lontano dai riflettori.




