Un episodio grave e deplorevole ha macchiato il campionato di calcio saudita, sollevando un’ondata di indignazione. Durante una partita della Saudi Pro League tra Al-Taawoun e Al-Hilal, i tifosi della squadra di casa hanno preso di mira il centrocampista portoghese Rúben Neves con cori di pessimo gusto.
Gli ultras avversari hanno intonato canti offensivi che facevano riferimento alla tragica e prematura scomparsa di Diogo Jota, ex compagno di nazionale e grande amico di Neves. Un gesto inqualificabile che ha superato ogni limite della rivalità sportiva, trasformando un evento sportivo in un’arena di odio personale e gratuito, toccando una sfera intima e dolorosa.
Il legame tra i due calciatori era infatti noto per essere profondo e sincero. Cresciuti insieme vestendo la maglia delle nazionali giovanili del Portogallo, avevano poi consolidato la loro amicizia durante l’esperienza condivisa in Premier League, con la maglia del Wolverhampton. La loro era una fratellanza che andava ben oltre il rettangolo di gioco, basata su stima e affetto reciproci.
Proprio per onorare questo legame, in seguito alla prematura scomparsa dell’amico, lo stesso Neves aveva deciso di compiere un gesto dal forte valore simbolico. Ha scelto infatti di indossare la maglia numero 21 della nazionale portoghese, lo stesso numero che apparteneva a Jota, per portarne avanti la memoria a ogni convocazione e a ogni partita disputata con i colori del suo Paese.
La reazione del giocatore dell’Al-Hilal, visibilmente scosso e amareggiato al termine dell’incontro, non si è fatta attendere ed è stata durissima. Ha commentato l’accaduto con parole cariche di sdegno e delusione: “Spero solo che queste persone non vadano a pregare dopo quello che hanno fatto”, una frase che sottolinea l’incredulità e l’ipocrisia di un simile comportamento.
La vicenda ha avuto immediatamente una vasta eco mediatica, provocando l’indignazione unanime del mondo del calcio e non solo. Sull’episodio è intervenuto con fermezza anche Cristiano Ronaldo, stella dell’Al-Nassr e icona del calcio portoghese, che non ha esitato a condannare pubblicamente l’accaduto.
“Questa gente non dovrebbe mai più entrare in uno stadio”, ha dichiarato CR7, usando parole inequivocabili per chiedere provvedimenti esemplari e definitivi contro i responsabili di tali gesti. Le sue parole hanno rafforzato la richiesta, proveniente da più parti, di applicare una politica di tolleranza zero verso manifestazioni d’odio che inquinano i valori dello sport e del tifo.




