I problemi emersi nelle prime uscite stagionali del Milan si sono amplificati nella sfida europea contro il Benfica. La filosofia di gioco, votata all’attacco e al dominio del campo, si è rivelata un’arma a doppio taglio, mostrando tutti i suoi limiti quando l’esecuzione non è perfetta. La squadra è stata concepita per proporre un calcio offensivo, ma per vincere serve un equilibrio che al momento sembra mancare.
L’idea di rischiare per segnare un gol in più dell’avversario richiede qualità e precisione che si sono viste solo a sprazzi. Quando l’intensità, la pressione e i raddoppi di marcatura vengono a mancare, l’intero sistema si svuota. L’incapacità di costruire una fase offensiva realmente pericolosa finisce per esporre la squadra a ripartenze letali, lasciando ampi spazi che gli avversari hanno saputo sfruttare con cinismo.
In questo momento, la squadra rossonera appare priva di certezze. La manovra d’attacco non è convincente e la fase difensiva è diventata troppo permeabile, con avversari che trovano corsie spalancate per inserirsi. Si è passati dalla solidità che, pur senza un gioco spumeggiante, garantiva sicurezza nella scorsa stagione, a una vulnerabilità preoccupante.
Il Benfica ha messo a nudo queste fragilità con estrema efficacia. I gol subiti nel corso della partita sono stati l’emblema di una fase difensiva in affanno, evidenziando una preoccupante mancanza di reattività da parte di diversi interpreti.
Nel ripercorrere le azioni che hanno portato alle reti dei portoghesi, è difficile attribuire i gol solo ai meriti avversari. In occasione del primo gol, un attaccante del Benfica è penetrato sulla fascia superando il primo marcatore con troppa facilità, per poi convergere indisturbato verso il centro. La difesa non ha accorciato con i tempi giusti e il tiro finale è partito senza una reale opposizione, trovando l’angolo della porta.
Il raddoppio è stato ancora più esemplificativo delle difficoltà di reparto. Su un’azione apparentemente innocua a palla in movimento, un cross basso ha attraversato l’intera area di rigore. La linea difensiva è rimasta immobile e passiva, con i giocatori fermi sulle proprie posizioni mentre gli avversari attaccavano lo spazio. La palla è stata solo da spingere in rete, a testimonianza di una grave disattenzione collettiva.
Gli errori dei singoli si sommano quindi a quelli di un reparto che fatica a muoversi in modo coordinato. La squadra ha incassato un numero significativo di gol in questo avvio di stagione, mantenendo la porta inviolata solo in rare occasioni. Questo dato, di per sé, potrebbe non essere un dramma per una squadra che predilige un calcio propositivo.
Diventa però un problema insormontabile nel momento in cui la produzione offensiva non è sufficiente a compensare le lacune dietro. È proprio questo squilibrio tra le due fasi a rappresentare la sfida più grande per il Milan, che dovrà ritrovare al più presto solidità e identità.







