Truffe sui bonus edilizi a Casal di Principe, gli investigatori: “Da Cristiano 289mila euro a Del Vecchio”

101
Franco Cristiano e Salvatore Diana
Franco Cristiano e Salvatore Diana
Pubblicato il

CASAL DI PRINCIPE – Non servono armi né agguati. Non c’è una vittima immediatamente riconoscibile e il danno sociale si percepisce meno. È in questa zona grigia, però, che l’antistato riesce a insinuarsi nei meccanismi dello Stato, piegando a proprio vantaggio misure nate per sostenere cittadini e imprese. È quanto sarebbe accaduto, secondo la ricostruzione della guardia di finanza di Napoli e della Direzione distrettuale antimafia, con le agevolazioni varate per rilanciare l’edilizia. Un sistema di crediti d’imposta che avrebbe generato un affare milionario, attirando soggetti ritenuti vicini, direttamente o indirettamente, al clan dei Casalesi. L’indagine è sfociata due mesi fa in un sequestro di beni per 21 milioni di euro. Il clan, secondo l’accusa, non avrebbe necessariamente organizzato ogni singola truffa. Avrebbe però allungato i propri tentacoli sul sistema, pretendendo quote e mettendo a disposizione protezione, relazioni e capacità d’intervento: una sorta di tassa criminale in cambio della possibilità di operare senza ostacoli e gestire i rapporti con gli ambienti malavitosi.

Al centro della ricostruzione figura Franco Cristiano, indicato dagli investigatori come il soggetto che avrebbe progressivamente assunto un ruolo di vertice. Il meccanismo era apparentemente semplice: aprire partite Iva e conti correnti, procurarsi Spid e firma digitale, accedere ai cassetti fiscali e caricare sul portale dell’Agenzia delle Entrate richieste di cessione relative a crediti ritenuti inesistenti. Il denaro sarebbe stato poi monetizzato anche attraverso Poste Italiane. Per gli inquirenti, Cristiano riceveva la documentazione, coordinava i collaboratori e distribuiva i proventi. Tra questi viene indicato Alfredo Temperato, che avrebbe messo a disposizione anche una stanza della propria abitazione, trasformata in una sorta di ufficio per l’inserimento delle pratiche.

Le cifre annotate nelle chat mostrano la portata del business. Su un accredito da 415mila euro, il 50 per cento sarebbe stato destinato a Salvatore Diana e agli altri soci; il 20 per cento ai referenti delle ditte coinvolte, definiti ‘i napoletani’; il restante 30 per cento a Cristiano e Temperato. A queste somme andava sottratto il 7,5 per cento per il cosiddetto ‘cambio’, cioè la trasformazione dei crediti in contanti. Per questa fase Temperato avrebbe mantenuto contatti con persone di Torre Annunziata ritenute vicine al clan Gionta.

Nelle intercettazioni Cristiano parlava di guadagni fino a ‘un milione alla settimana’ e di venti pratiche da 400mila euro ancora da caricare. Il denaro avrebbe seguito anche canali collegati all’area dei Casalesi. Gli investigatori documentano consegne per 74mila e 215mila euro a Francesco Del Vecchio, coinvolto nel 2011 in un’indagine su mafia e ortofrutta, figlio di un cugino dello storico boss Francesco Schiavone. A Diana, Massimo Bianco e un terzo socio sarebbero invece stati consegnati tre Rolex da 315mila euro complessivi.

L’indagine delinea così una presunta associazione per delinquere fondata su una precisa divisione dei compiti. Cristiano ne sarebbe stato il promotore e organizzatore, incaricato di accentrare le pratiche, dirigere le operazioni e ripartire il denaro. Temperato avrebbe svolto funzioni operative e logistiche, partecipando alla preparazione delle frodi e alla monetizzazione dei crediti. Diana, Bianco e gli altri soggetti avrebbero fornito competenze, contatti e procedure, trasferendo poi a Cristiano la gestione del sistema.

Antonio Di Tella sarebbe stato istruito per controllare i cassetti fiscali e inserire i dati, mentre i referenti delle imprese avrebbero procurato le società e la documentazione necessaria. Ad altri soggetti sarebbe spettato il compito di trasformare i crediti in contanti, custodire il denaro o ricevere le quote concordate. Francesco Del Vecchio, pur figurando nell’inchiesta della guardia di finanza, non è tra i sette destinatari del provvedimento di sequestro. Gli indagati sono tutti da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile. Una catena nella quale ogni anello avrebbe avuto una funzione: creare il credito fittizio, cederlo, monetizzarlo e distribuire i proventi, con la componente criminale pronta a garantire protezione e controllo. È il volto meno rumoroso della criminalità organizzata: non spara, ma sottrae risorse alla collettività e inquina l’economia. Le responsabilità dovranno essere accertate definitivamente nelle sedi giudiziarie.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome