Vasilije Adzic ha vissuto una settimana da protagonista, culminata con un gol segnato alla sua ex squadra, la Juventus. Una partita che il giovane centrocampista attendeva con ansia. “Era un chiodo fisso, ci ho pensato ogni giorno. Non vedevo l’ora di giocarla per dimostrare le mie qualità”, ha confessato. La rete è arrivata il 13 settembre, una data quasi predestinata, visto che esattamente un anno prima aveva segnato all’Inter con la maglia bianconera.
L’emozione è stata fortissima, tanto da non riuscire a dormire. “Il gol l’ho rivisto una marea di volte. L’adrenalina e le sensazioni forti mi hanno tenuto sveglio quasi tutta la notte”. I complimenti sono stati numerosi, dai compagni di squadra agli amici rimasti alla Juventus, ma quelli più importanti sono arrivati dalla famiglia.
Prima dell’incontro, Adzic ha ricevuto anche l’incoraggiamento del CT della Nazionale, Luciano Spalletti. “Mi è venuto a cercare in panchina e mi ha fatto i complimenti per come ho cominciato la stagione. Un gesto che mi ha fatto un enorme piacere e per questo lo ringrazio”.
Il trasferimento da Torino a Sassuolo è stato una scelta ponderata. Pur grato per l’esperienza, Adzic non ha nascosto un po’ di rammarico per lo spazio limitato in bianconero. “Forse alla Juve potevo giocare di più, o almeno lo speravo. Forse lo meritavo anche, ma non sono decisioni che competono a me”, ha spiegato con lucidità. “La decisione di venire al Sassuolo per avere più spazio e poter dimostrare il mio valore è stata la scelta più sensata”.
La fiducia è stata la parola chiave che lo ha spinto a scegliere il club neroverde. Un dettaglio, in particolare, ha fatto la differenza. “Il direttore Palmieri è venuto a Torino per parlarmi e fare una videochiamata con mister Aquilani, che mi ha spiegato il suo progetto e il ruolo che avrei avuto. A quel punto la scelta è stata facile”.
A confermare la bontà della decisione sono arrivati anche i consigli di Manuel Locatelli e dell’amico Tarik Muharemovic, che gli hanno descritto Sassuolo come l’ambiente ideale per crescere. Sotto la guida di Aquilani, Adzic si sente valorizzato: “Mi piace la sua mentalità, il fatto che vuole sempre giocare il pallone e che mi ha mostrato fiducia sin dal primo momento. Sa far crescere i giovani”.
Sul suo ruolo in campo ha le idee chiare: “Sono un 8 o un 10, soprattutto un trequartista, lì mi trovo meglio”. Nello spogliatoio ha trovato in Nemanja Matic un punto di riferimento, un “fratello maggiore” prodigo di consigli, e ha espresso grande ammirazione per la bandiera del club, Domenico Berardi. Il suo percorso è iniziato da lontano, da un gol da 40 metri a 16 anni con il Buducnost e dal sogno, coltivato guardando Messi, di diventare un calciatore. Un sogno realizzato il giorno del suo esordio con la Juve, con i genitori in lacrime sugli spalti.










