La prima sconfitta stagionale subita contro il Benfica ha evidenziato con preoccupante chiarezza i limiti attuali della squadra. Partita dopo partita, il gruppo sembra fare passi indietro, mostrando problemi ricorrenti che il nuovo tecnico, anziché risolvere, pare stia amplificando con le sue scelte. Il suo operato sta rendendo il processo di costruzione della rosa più complicato del previsto.
Il tecnico si è lamentato della mancanza di qualità a sua disposizione, inadeguata per il tipo di calcio che vorrebbe proporre. Tuttavia, il compito di un allenatore è anche quello di adattarsi al materiale umano disponibile, valorizzandolo al massimo. L’errore più evidente è la continua variazione della formazione da una gara all’altra, una strategia che mina la ricerca di certezze e automatismi.
Dopo la battuta d’arresto in Portogallo, ha dichiarato di essere alla ricerca della giusta alchimia, ma come può trovarla schierando undici sempre diversi? Un’idea di gioco, per essere assorbita in modo naturale, necessita di continuità e ripetizione. Con cinque cambi rispetto alla partita precedente, si è ripetuto il copione già visto: una formazione iniziale sbagliata, corretta in corsa con le solite sostituzioni all’intervallo, che questa volta non hanno prodotto la reazione sperata.
L’approccio alle partite è un altro punto debole: spesso il primo tempo viene regalato agli avversari, costringendo la squadra a inseguire. Appare incredibile che, dopo cinque partite ufficiali e non semplici amichevoli estive, la fase di sperimentazione sia ancora in corso. A questo punto della stagione, la squadra avrebbe dovuto mostrare un livello di coesione e consapevolezza decisamente superiore.
L’allenatore è diventato un fattore da analizzare con attenzione. Deve essere lui il primo a imprimere una svolta, a dare identità e sicurezza al gruppo. Come? Scegliendo un undici titolare di riferimento e insistendo su quella strada per creare una base solida. Coinvolgere l’intera rosa è giusto, ma va fatto nei modi e nei tempi corretti.
Per un giovane come Terracciano, per esempio, sarebbe stato molto più semplice integrarsi in una squadra collaudata piuttosto che in un cantiere ancora aperto. La traiettoria di peggioramento è un segnale allarmante. La logica suggerirebbe un inizio difficile seguito da una crescita costante, non il contrario. Spetta al tecnico intervenire con pragmatismo e semplicità.
Il confronto con il Benfica è impietoso: il loro allenatore, Silva, ha iniziato a lavorare in estate, proprio come quello rossonero, eppure la sua squadra si muove già a memoria, come se giocasse insieme da anni. Questa differenza sottolinea l’urgenza di un cambio di rotta immediato.










