Una tegola giudiziaria si è abbattuta sulla nazionale svizzera. Granit Xhaka, centrocampista del Bayer Leverkusen e capitano della selezione elvetica, ha annunciato che non prenderà parte ai prossimi impegni internazionali. La decisione è maturata in seguito all’apertura di un’inchiesta penale a suo carico per la presunta falsificazione di un certificato di vaccinazione contro il COVID-19.
La vicenda, riportata dal quotidiano svizzero Blick, ha avuto origine da un’indagine più ampia che ha portato le autorità a smascherare un medico di Lucerna. Il professionista è stato accusato di aver gestito un traffico illegale di certificati sanitari, fornendoli a persone che non si erano sottoposte alla vaccinazione. È stato proprio nel corso di queste indagini che è emerso il nome del calciatore tra i beneficiari del servizio illecito.
Messo di fronte all’evidenza, il giocatore non si è nascosto e ha rilasciato una dichiarazione pubblica tramite l’agenzia DPA, ammettendo le proprie responsabilità. “È stato un mio errore, me ne rammarico profondamente. All’epoca ero molto diffidente verso il vaccino”, ha spiegato, sottolineando la sua intenzione di collaborare pienamente con le autorità giudiziarie per fare luce sull’accaduto e accettarne le conseguenze.
L’impatto immediato di questa situazione è la sua auto-esclusione dalla nazionale. Il centrocampista, infatti, sarà interrogato in Svizzera all’inizio di ottobre e ha quindi rinunciato alla convocazione per le prossime quattro decisive gare di Nations League. Un’assenza pesantissima per il commissario tecnico Murat Yakin, che perde non solo un giocatore chiave in mezzo al campo, ma anche il suo leader carismatico.
Sul fronte legale, le prospettive non sono rosee. Le normative svizzere in materia sono severe: per il reato contestato, Xhaka rischia una sanzione pecuniaria di entità significativa e, in linea teorica, anche una pena detentiva. Tuttavia, data la natura del reato e l’assenza di precedenti specifici, è molto probabile che un’eventuale condanna a una pena carceraria venga sospesa con la condizionale.
A 33 anni e con ben 152 presenze con la maglia rossocrociata, questa vicenda rappresenta una macchia indelebile sulla carriera di un atleta simbolo per il suo paese. La sua assenza forzata priva la squadra di esperienza e temperamento in un momento cruciale della competizione, lasciando un vuoto di leadership che sarà difficile da colmare e sollevando interrogativi sul suo futuro come capitano.






