Maduka Okoye si è raccontato in una recente intervista, toccando temi che vanno oltre il rettangolo di gioco. Il portiere nigeriano dell’Udinese, classe 1999, ha voluto fare chiarezza su alcuni aspetti della sua vita, ribadendo con forza il suo impegno e la sua totale dedizione alla causa bianconera.
Interrogato sulle voci di gossip, l’estremo difensore è stato netto. “Non parlo della mia vita privata, perché non incide sul gioco”, ha affermato, tracciando una linea invalicabile tra la sua sfera personale e quella professionale. La sua priorità assoluta è il rendimento in campo, un principio che ha esteso anche alla sua passione per il mondo della moda.
“Vale anche per la mia presenza alle sfilate, è un ambiente che mi piace, ma non ha niente a che fare con la mia attività di calciatore”, ha precisato. “Non perdo la concentrazione, né per me né per i miei compagni di squadra”. Una dichiarazione che suona come una promessa ai tifosi e al club, sottolineando un’etica del lavoro ferrea che mette al primo posto gli obiettivi collettivi.
Il portiere ha anche ripercorso i momenti iniziali della sua avventura in Friuli, non sempre facili. Ha parlato di una fase complessa in cui, pur non trovando subito spazio, ha continuato a lavorare con la massima intensità. “È stata una fase difficile, ma ho continuato a lavorare con la squadra”, ha spiegato, riconoscendo il merito di chi lo ha supportato.
“I preparatori dei portieri sono stati bravissimi e mi hanno aiutato a crescere in tutto: uscite basse e alte, gioco coi piedi”. Un percorso di miglioramento costante reso possibile dalla fiducia dell’ambiente. Per questo, ha espresso profonda riconoscenza verso la società e la famiglia Pozzo, che “mi sono stati vicini anche nei momenti più complicati”.
Un’ultima curiosità ha riguardato la comunicazione all’interno dello spogliatoio, un vero e proprio crocevia di nazionalità. Alla domanda se il tecnico Kosta Runjaic diriga gli allenamenti in inglese, la risposta è stata affermativa. “Certo. Abbiamo soltanto quattro giocatori italiani e molti più stranieri, quindi deve parlare per forza in inglese”, ha spiegato Okoye.
Questa scelta linguistica è una necessità per garantire che le direttive tecniche arrivino a tutti in modo chiaro. “Altrimenti il 70 per cento della squadra non capirebbe”, ha concluso, offrendo uno spaccato della realtà quotidiana di un club sempre più internazionale.









