Stranormanna quando ogni passo diventa un gesto di… solidarietà

26
Pubblicato il

In griglia il 27 settembre al Parco Pozzi. Andreozzi: “Una gara capace di far sentire tutti protagonisti”

AVERSA – Una corsa può essere molto più di una competizione. Può diventare un momento di incontro, un’occasione per riscoprire una città, uno strumento per abbattere le barriere e, soprattutto, un modo per tenere vivo un ricordo. E’ questo lo spirito della Stranormanna, la manifestazione podistica che porta lo sport nel cuore di Aversa, lungo un percorso cittadino pensato per attraversare le strade e i luoghi che raccontano la storia e l’identità della città. Una gara che mette insieme sport e socialità, agonismo e partecipazione, inclusione e solidarietà. Al centro della manifestazione c’è la volontà di fare dello sport un linguaggio capace di parlare a tutti. Una corsa nella quale non conta soltanto arrivare al traguardo, ma soprattutto condividere il percorso con gli altri. Stranormanna è anche un appuntamento dedicato al ricordo di Lorenzo, una presenza che accompagna la manifestazione e che trasforma la corsa in un momento ancora più significativo per tutta la comunità. A raccontare questa esperienza è Giuseppe Andreozzi, organizzatore della manifestazione.

Giuseppe, partiamo dall’inizio: che cos’è la Stranormanna?

La Stranormanna è innanzitutto una festa dello sport. Ma definirla soltanto una gara podistica sarebbe riduttivo. Dietro questa manifestazione c’è un’idea molto più ampia: quella di coinvolgere la città, portare le persone nelle strade e creare un momento nel quale tutti possano sentirsi parte di qualcosa. La corsa è il punto di partenza, ma intorno alla corsa ci sono tanti altri valori: l’amicizia, la solidarietà, l’inclusione, la partecipazione e il senso di appartenenza a una comunità.

Perché avete scelto di portare la gara nel cuore di Aversa?

Perché Aversa merita di essere vissuta e raccontata anche attraverso lo sport. Il centro cittadino possiede un patrimonio architettonico e storico importante. Correre per le sue strade significa attraversare una parte della memoria della città. Vogliamo che chi partecipa alla Stranormanna non viva soltanto una competizione sportiva, ma abbia anche l’opportunità di guardarsi intorno, riscoprire luoghi conosciuti e magari scoprirne altri per la prima volta. Lo sport, in questo senso, diventa anche uno strumento di valorizzazione del territorio.

Quindi la città diventa parte integrante della gara?

Assolutamente sì. La città non è semplicemente lo scenario della manifestazione: è una protagonista. Le strade, le piazze, le architetture e le persone contribuiscono a creare l’atmosfera della Stranormanna. Una gara podistica nel centro cittadino crea un rapporto particolare tra chi corre e chi guarda. Ci sono persone che escono di casa, famiglie, bambini, anziani, amici. Si crea una sorta di festa collettiva.

La Stranormanna ha una forte connotazione inclusiva. Cosa significa per voi parlare di inclusione attraverso lo sport?

Significa ricordare che lo sport appartiene a tutti. Non deve esistere una linea che separa chi può partecipare da chi non può farlo. Al contrario, dobbiamo creare le condizioni affinché ogni persona possa sentirsi protagonista. L’inclusione non deve essere soltanto una parola utilizzata durante le manifestazioni. Deve diventare qualcosa di concreto. La Stranormanna vuole proprio questo: permettere alle persone di incontrarsi attraverso lo sport e di condividere la stessa esperienza.

Quanto può essere importante una manifestazione sportiva per abbattere le barriere legate alla disabilità?

Può essere importantissima. Lo sport ha una forza straordinaria perché mette le persone sullo stesso piano. Quando si parte insieme, quando si percorre la stessa strada e quando si arriva al traguardo, le differenze diventano meno importanti. Naturalmente non basta una gara per risolvere tutti i problemi legati alla disabilità. Ma ogni iniziativa che favorisce l’incontro e la partecipazione può contribuire a cambiare il modo in cui guardiamo alle differenze. La vera vittoria è vedere una persona sentirsi accolta, partecipare e sapere di avere il proprio spazio.

La Stranormanna vuole quindi lanciare anche un messaggio culturale?

Sì. Vogliamo parlare non soltanto agli sportivi, ma a tutta la comunità. Vogliamo ricordare che una città è davvero inclusiva quando nessuno viene lasciato indietro. Lo sport può insegnarci molto: rispetto, collaborazione, sacrificio, condivisione. E può insegnarci anche che non tutti hanno lo stesso punto di partenza, ma tutti possono avere la possibilità di partecipare.

C’è anche il tema della solidarietà. Come si inserisce nella manifestazione?

La solidarietà è uno dei pilastri della Stranormanna. Una manifestazione sportiva può diventare un’occasione per accendere i riflettori su chi ha bisogno di maggiore attenzione. Per noi solidarietà significa esserci, mettere a disposizione il proprio tempo, coinvolgere le persone e trasformare una giornata di sport in un momento che abbia un significato anche umano. La cosa più bella è quando una manifestazione riesce a lasciare qualcosa alle persone anche dopo che la gara è terminata.

Anche quest’anno, però, la corsa assume un significato ancora più particolare perché è legata al ricordo di Lorenzo.

Sì, ed è un aspetto che sentiamo profondamente. La Stranormanna è anche una corsa in ricordo di Lorenzo. La sua memoria accompagna questa giornata e dà alla manifestazione un significato che va oltre quello puramente sportivo. Ricordare una persona attraverso una giornata di condivisione significa trasformare il dolore del ricordo in un momento di vicinanza, di affetto e di partecipazione. Lorenzo sarà idealmente con noi lungo il percorso, nei passi dei partecipanti e nelle emozioni di chi prenderà parte alla manifestazione.

Quanto è importante il coinvolgimento della famiglia e della comunità nel ricordo?

Sì, e per noi le due anime sono inseparabili. Lo sport dà energia alla manifestazione, mentre i valori sociali le danno un significato più profondo. Un atleta può correre per il proprio risultato, ma in una manifestazione come la Stranormanna può anche correre per una causa, per una persona, per un amico, per la propria città.
Ed è questo che rende speciale una giornata del genere.

Quanto conta la partecipazione delle famiglie?

Conta moltissimo. Vorremmo che la Stranormanna fosse una manifestazione capace di coinvolgere generazioni diverse. Bambini, ragazzi, adulti e anziani possono vivere la giornata ciascuno a modo proprio. Non tutti devono essere atleti. Si può partecipare correndo, camminando, accompagnando qualcuno, facendo il tifo o semplicemente vivendo la città. L’importante è esserci.

Cosa vorresti che rimanesse ai partecipanti al termine della gara?

Vorrei che rimanesse soprattutto un’emozione. Vorrei che tornando a casa ciascuno potesse dire di aver vissuto qualcosa di bello insieme agli altri. Mi piacerebbe che chi ha corso ricordasse il percorso, le persone incontrate, l’atmosfera, ma soprattutto il significato della giornata. Se riusciamo a far capire che lo sport può unire, allora abbiamo raggiunto un risultato importante.

Qual è il significato del traguardo in una gara come la Stranormanna?

Il traguardo non è soltanto il punto di arrivo. E’ la conclusione di un percorso condiviso. E’ forse proprio per questo, nella Stranormanna, il risultato cronometro passa in secondo piano rispetto all’esperienza. Ci sono persone che correranno più velocemente e altre più lentamente. Ma tutte avranno percorso la stessa strada. Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere.

© RIPRODUZIONE  RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome