America’s Cup, Perrelli: “Non escludo possa restare a Napoli nel 2029. Il vento è la mia preoccupazione”

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Marzio Perrelli, Ceo di Acp
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NAPOLI – Sarà il vento, con ogni probabilità, a decidere se Napoli ospiterà o meno l’America’s Cup nel 2029. Sono le condizioni meteorologiche a riempire i pensieri del ceo di ACP, Marzio Perrelli, che durante una conferenza stampa nel Media Center del lungomare ha confidato il proprio ottimismo e le sue principali preoccupazioni. Non ha escluso che la Coppa possa restare all’ombra del Vesuvio, anche se questo dipenderà chiaramente dai desideri di chi si aggiudicherà l’edizione del 2027. E, soprattutto, spera di lasciare alla città, in ogni caso, un’importante eredità.

«Napoli la scelta migliore possibile»

«Già la conferenza di giovedì al Castel dell’Ovo è stata stupenda. C’è grande entusiasmo per questa sfida. È vero che ACP viene rifondata e riformata a ogni evento, con il coinvolgimento del Defender e del Challenger of Record a seconda della location, ma ogni evento rappresenta una nuova sfida per ACP. Napoli è stata una scelta fatta da Team New Zealand e, per quanto mi riguarda, è stata la migliore che si potesse fare. Abbiamo incontrato una città che per la prima volta ospita un evento internazionale di livello globale e Napoli lo sta vivendo in modo fantastico. Vogliamo che possa utilizzare la Coppa America per crescere ancora».

La porta aperta all’America’s Cup 2029

Il ceo di ACP tiene aperta la possibilità di una nuova edizione della Coppa America nelle acque del Golfo. La scelta della sede, tuttavia, continuerà a dipendere dal risultato sportivo e dalle valutazioni del futuro vincitore.

«Sono 175 anni che la location dipende da chi vince. La trattativa tra ACP, il Defender e il Challenger of Record è andata molto bene ed è stata fatta una scelta perfetta. Bisogna rispondere a una serie di fattori meteorologici e infrastrutturali. Napoli sta facendo uno sforzo fantastico. Per il momento è prematuro parlarne, ma non escludo nulla».

Bagnoli e le nuove opportunità

Parole di grande apprezzamento anche per Bagnoli, dove sorgeranno le basi dei team in vista dell’America’s Cup. Secondo Perrelli, gli spazi dell’area consentiranno di avvicinare il pubblico alla componente tecnica della competizione e potrebbero permettere in futuro di accogliere un numero maggiore di squadre.

«È mozzafiato quello che ho visto. Bagnoli è un posto incredibile, con spazi enormi, e dal punto di vista infrastrutturale non è seconda a nessuno. Sicuramente ci sarebbe la possibilità di aumentare il numero dei team. L’area ha una caratteristica che la rende molto simile a un parco di Formula 1: sarà possibile vedere il dietro le quinte e mostrare qualcosa di tecnico, utilizzando anche questo anfiteatro naturale unico al mondo».

La competizione viene considerata anche un acceleratore per la trasformazione della zona occidentale della città.

«La riqualificazione di Bagnoli è qualcosa che la città aspettava da tanti anni. Ci saranno soluzioni affinché le persone possano muoversi da lì al lungomare. Le tempistiche per le basi sono rispettate. Ieri è arrivata la barca francese e per questo evento si sta utilizzando la base di Nisida. Anche quella è una riqualificazione».

La domanda di Cronache sulle difficoltà

Alla domanda di Cronache sulle principali difficoltà incontrate lungo il percorso organizzativo, Perrelli ha ribadito la propria fiducia nel completamento degli interventi previsti a Bagnoli.

«Per quanto mi riguarda, mi aspetto un’opera finita a Bagnoli, un’opera unica che aggiungerà valore ad ACP, a tutti i team e alla città. È uno scambio nel quale tutti hanno delle opportunità, un connubio perfetto».

«La mia prima preoccupazione è il vento»

Il vero pensiero del ceo di ACP riguarda però le condizioni meteorologiche. Senza vento sufficiente, infatti, le imbarcazioni non possono sollevarsi sull’acqua ed esprimere le proprie prestazioni.

«La mia preoccupazione generale, la prima cosa alla quale penso, è il vento, perché senza le barche non possono decollare. Spero sempre nelle condizioni atmosferiche giuste, adesso e l’anno prossimo, perché questo cambia parecchio. Se non c’è vento diventa dura. Finora, specialmente nel periodo di luglio, è stato un orologio: dalle 14 alle 17. Il resto viene dopo».

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