Lazio, Frattesi ha scelto: ‘È come difendere la famiglia’

17
Cronache Mercato
Cronache Mercato
Pubblicato il

Davide Frattesi è stato il protagonista della prima puntata di ‘MySkills’, il format di DAZN realizzato in collaborazione con EA SPORTS FC 27. In questo viaggio tra campo reale e virtuale, il centrocampista ha esplorato cosa significherebbe un suo ritorno alla Lazio, una squadra che sente profondamente sua.

Il legame con i colori biancocelesti affonda le radici nella sua infanzia e in un desiderio profondo. ‘Da quando mia nonna è venuta a mancare ho sempre avuto il desiderio di tornare a stare in quella che era stata casa per tanti anni’, ha confessato il giocatore. ‘Sento la Lazio molto ‘mia’, anche il risultato mi cambia a livello umorale’.

Questa scelta di cuore rappresenterebbe il coronamento di un sogno coltivato fin da piccolo. ‘Giocare per la Lazio è come difendere qualcosa di famiglia: andavo allo stadio con papà e fantasticavamo sulla possibilità di arrivare a giocare in prima squadra allo Stadio Olimpico’, ha aggiunto, sottolineando la dimensione quasi sacra di questa aspirazione.

Fondamentale in un percorso di crescita è la fiducia di un tecnico. ‘Ho già avuto modo di lavorare con allenatori che hanno creduto in me anche quando giocavo poco’, ha raccontato. ‘Un tecnico che ti convoca perché vede qualcosa in te, ti aiuta a tirar fuori qualcosa in più. Sento un legame con il club, ma anche gratitudine per chi si fida del mio potenziale’.

L’esperienza maturata in un club come l’Inter ha forgiato il suo carattere e la sua mentalità. ‘Allenarti con grandi campioni ti aiuta ad alzare il livello. A livello di mentalità è una delle squadre che più è abituata a vincere’, ha ammesso. ‘Lì non è contemplato il secondo posto o il pareggio’.

Questa cultura della vittoria si riflette in ogni aspetto della vita da professionista. ‘C’è grande mentalità che va dall’alimentazione alle cure prima e dopo l’allenamento’, ha precisato, evidenziando come l’ambiente di un top club spinga ogni atleta a superare i propri limiti per raggiungere l’eccellenza.

L’obiettivo di giocare con continuità è legato anche alla Nazionale. Un ex CT gli aveva dato un consiglio prezioso: ‘Mi disse di andare a giocare, perché se arrivi in Nazionale con 90 minuti sulle gambe è una cosa, arrivarci con 10 minuti a partita è un’altra’. Per questo, ha concluso: ‘Cerco di aiutare la squadra al massimo e se poi queste prestazioni mi permettono di ritornare in azzurro, ben venga’.

Il format ha svelato anche un lato più personale del centrocampista, legato al mondo virtuale di FC 27. ‘Devo giocare con qualcuno vicino perché devo prenderlo in giro. Spesso gioco con mio cognato (Geolier, ndr) e in Nazionale’, ha raccontato. ‘Questa modalità è un modo per tornare bambini, a quando giocavi al campetto sotto casa’.

Infine, un aneddoto sulla sua infanzia e sulla sua crescita tecnica. ‘Andavo sempre al campetto con mio papà. Mi ricordo ancora che non mi faceva usare il destro e mi arrabbiavo sempre, dicevo: ‘non lo so usare, è inutile’. Poi alla fine, invece, piano piano ho imparato a usare pure il sinistro’, ha concluso con un sorriso.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome