Walter De Vecchi, ex centrocampista e figura legata alla storia del Milan, si è raccontato in una lunga intervista tra passato e presente. La sua carriera è indissolubilmente legata a nove minuti che hanno contribuito a regalare al club la prima stella: era il 18 marzo 1979 quando, con una doppietta nel finale, permise di pareggiare un derby contro l’Inter da 0-2 a 2-2.
L’ex calciatore ha ricordato con affetto le sue origini, nate sui campi dell’oratorio di Bresso, un luogo che considera fondamentale per l’aggregazione e la cui progressiva scomparsa, a suo dire, ha contribuito alla crisi del calcio italiano. Ha poi rievocato il gruppo del Milan di quel decimo scudetto, una squadra unita con campioni come Rivera, Collovati, Capello e un giovanissimo Franco Baresi, definito il calciatore più rappresentativo della storia rossonera.
Nel corso della sua carriera, De Vecchi ha giocato con talenti straordinari. “I miei compagni più forti sono stati Rivera, Baresi e Maradona”, ha affermato, specificando però di considerare Michel Platini il calciatore più incredibile mai visto, per la sua capacità di dominare in ogni zona del campo.
Dopo il ritiro, De Vecchi ha dedicato molti anni al settore giovanile del Milan, vincendo anche uno scudetto con gli Allievi. Proprio da quell’esperienza ha tratto spunti per una critica al sistema calcistico attuale. “In Italia il talento c’è, ma mancano le persone capaci di riconoscerlo e valorizzarlo”, ha dichiarato. Ha citato come esempio Roberto De Zerbi, che ha allenato nelle giovanili rossonere: “Sapevo che sarebbe diventato un grande tecnico, viveva per il calcio con uno studio maniacale per i dettagli”.
Secondo l’ex centrocampista, i problemi principali sono due: la mancanza di continuità nei progetti tecnici per i giovani, a differenza di quanto accade in altri paesi europei, e l’incapacità di trattenere i talenti. Ha criticato le scelte del Milan, che ha lasciato partire giocatori promettenti come Liberali e Longoni, definendolo un errore strategico simile a quello commesso dalla Roma con Romano.
Ha usato un paragone forte per descrivere la mentalità di De Zerbi, definendolo “un Leão all’incontrario”, criticando l’attaccante portoghese per essere stato “troppo distratto dalla vita fuori dal campo” e sottolineando come il suo addio rappresenti un fallimento sia per il giocatore che per il club. Infine, guardando alla Serie A, ha collocato Milan e Juventus in seconda fascia per la lotta scudetto, indicando la Roma come possibile sorpresa e Yildiz come uno dei pochi giovani con un futuro internazionale.



