In una lunga intervista concessa al Corriere dello Sport, la storica bandiera della Roma, Francesco Totti, ha ripercorso i momenti più significativi della sua carriera, offrendo una visione intima del suo percorso umano e professionale.
L’ex capitano ha individuato il suo esordio in Serie A contro il Brescia, avvenuto il 28 marzo 1993, come l’apice della sua gioia calcistica. Lo ha descritto come la realizzazione del sogno che ogni bambino coltiva, un traguardo che fortunatamente è riuscito a raggiungere e a cui ha dato un seguito straordinario. La sua carriera è stata un lungo viaggio fatto di successi e sfide continue.
All’opposto, il momento più difficile è stato senza dubbio l’addio al calcio giocato. “Tralasciando gli infortuni, che sono parte del percorso, è stato il giorno in cui ho smesso”, ha confessato. Ha spiegato come la vita di un calciatore sia scandita da abitudini rassicuranti e routine consolidate, un mondo protetto che viene a mancare improvvisamente. “Ho avuto paura, sì, perché quando volti pagina non sai cosa troverai. Fai i conti con il vuoto e devi riempirlo con tanto altro”.
Tra i suoi 307 gol, Totti ne ha ricordato uno in particolare, segnato all’Olimpico contro l’Udinese. Pur menzionando le celebri prodezze contro Genoa, Milan e nel derby, ha eletto a suo preferito una rete meno celebrata ma tecnicamente sublime. Ha descritto l’azione: un assist di Batistuta, un controllo di testa spalle alla porta e una conclusione di controbalzo all’incrocio dei pali, che non ha lasciato scampo al portiere De Sanctis.
Un passaggio particolarmente toccante dell’intervista ha riguardato il rapporto con suo padre Enzo, scomparso nell’ottobre 2020. Lo ha definito un uomo che gli ha insegnato i valori fondamentali della vita, ma con un approccio unico e severo. “In trentacinque anni di carriera, non mi ha mai fatto un complimento. Sognavo che mi dicesse ‘oggi sei stato bravino’”, ha rivelato.
L’aneddoto più emblematico è quello che lo vedeva tornare a casa dopo una doppietta, solo per sentirsi dire dal padre che era stato “una pippa” perché avrebbe dovuto segnare tre gol. Inizialmente Totti faticava a comprendere questo atteggiamento, ma con il tempo ha capito che era il modo del padre di spronarlo a non accontentarsi mai, una forma d’amore esigente. “Mia madre mi diceva: ‘Lui è stracontento di te, te lo dice apposta’. Con i miei figli, ora, faccio lo stesso”.




