La scelta di affidare la maglia numero 10 a Yunus Musah per alcune partite della nazionale statunitense ha destato curiosità. Vedere un centrocampista dinamico e di quantità con il numero dei fantasisti per eccellenza ha riaperto un piccolo capitolo nella storia del calcio, quello dedicato alle assegnazioni più insolite. La mistica di questo numero ha avuto origine ai Mondiali del 1958, quando la federazione brasiliana distribuì i numeri di maglia in modo quasi casuale e il 10 finì sulle spalle di un giovanissimo Pelé. Le sue prestazioni leggendarie in quel torneo hanno trasformato per sempre quel numero in un simbolo di genio e creatività, consacrato poi da campioni come Maradona, Platini, Baggio e Messi.
Tuttavia, la storia è piena di eccezioni che hanno sfidato la tradizione. Uno dei casi più celebri è stato quello di William Gallas all’Arsenal. Dopo il ritiro di una leggenda come Dennis Bergkamp, Arsène Wenger ha sorpreso tutti consegnando la maglia numero 10 proprio al difensore centrale francese. Una scelta che lo stesso Gallas ha definito inaspettata, ma che ha interpretato come un enorme attestato di stima da parte del suo allenatore, che lo vedeva come un leader tecnico e carismatico della squadra.
Anche il calcio italiano ha avuto il suo “numero 10 difensivo”. Sebbene Franco Baresi sia universalmente associato alla sua iconica maglia numero 6 del Milan, in alcune occasioni con la Nazionale ha vestito proprio la 10. È accaduto, per esempio, durante il Mundialito del 1980, a causa di una numerazione basata sull’ordine alfabetico dei convocati, una prassi comune in diverse competizioni dell’epoca. Un’immagine rara ma significativa di come le contingenze potessero scardinare anche i simboli più radicati.
In tempi più recenti, ha fatto discutere la scelta del Real Madrid di assegnare la 10 a Lassana Diarra, un mediano puramente difensivo e di rottura. Arrivato nel 2009, ha ereditato un numero che a Madrid era stato di fuoriclasse come Figo, Seedorf e Robinho. La decisione è apparsa a molti come una rottura con la tradizione del club, quasi a sottolineare un’era di maggiore pragmatismo. Questi episodi dimostrano come, nonostante il suo enorme peso simbolico, il numero 10 sia stato a volte svincolato dal ruolo di trequartista, diventando un simbolo di leadership o semplicemente un numero come un altro, ma non senza generare stupore e dibattito.









