Saranno giorni decisivi per le sorti della FIGC. È attesa a breve la convocazione della Giunta CONI chiamata a pronunciarsi sulla vicenda legata all’elezione del presidente Giovanni Malagò, un caso che potrebbe portare al commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Dopo aver assistito alla partita della Nazionale in Turchia, Malagò ha fatto rientro in Italia per partecipare a una Giunta CONI già in programma, sebbene con un diverso ordine del giorno: la situazione della Federazione Pesistica. La riunione cruciale per il calcio dovrebbe invece essere convocata a stretto giro e svolgersi tra il 6 e il 7 ottobre.
L’organo esecutivo del CONI non dovrà stabilire se l’ammissione della candidatura di Malagò senza tessera federale abbia costituito una violazione, quanto piuttosto valutarne l’entità. Lo Statuto del CONI, all’articolo 7 comma 5, prevede infatti che il Consiglio Nazionale possa disporre il commissariamento di una federazione in caso di “violazioni gravi dell’ordinamento sportivo” da parte degli organi direttivi.
La questione centrale è se l’assenza della tessera al momento della candidatura, mai negata da Malagò, rappresenti una mancanza di tale gravità. Il sistema di candidabilità della FIGC, unico nel suo genere, richiede un accredito formale da una delle componenti per garantire l’appartenenza al mondo federale.
Per fare chiarezza sulla materia, il CONI ha incaricato un collegio di quattro giuristi di chiara fama: Franco Scoca, professore emerito di Diritto Amministrativo; Massimo Coccia, arbitro del Tas; Luigi Medugno, storico legale della Federcalcio; e Alberto Angeletti, esperto di diritto sportivo. Secondo le indiscrezioni, il loro parere confermerà che il tesseramento è un requisito indispensabile per la candidabilità e l’eleggibilità.
Dal canto suo, la FIGC, che ha già fornito al CONI la documentazione relativa alle candidature presentate, sta raccogliendo pareri legali autorevoli per sostenere la tesi opposta. La Giunta, in quanto organo politico, dovrà tuttavia considerare anche altri fattori.
Sul tavolo pesano la tutela dell’autonomia dello sport e le possibili ripercussioni a livello internazionale, come il rischio, paventato dal presidente UEFA Ceferin, di perdere l’organizzazione di Euro 2032. Le pressioni esterne si sommano quindi alla complessità giuridica, rendendo la decisione finale ancora più delicata.












