Fittipaldi si racconta: Senna, Ferrari e Kimi Antonelli

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Cronache sport formula1
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Emerson Fittipaldi si è raccontato sul palco della Sala Filarmonica di Trento, veloce nel pensiero come lo era in pista. Con due Mondiali vinti tra il 1970 e il 1980, l’ex pilota ha condiviso la sua filosofia: un pilota, quando pensa di essere il migliore, comincia a perdere.

La sua è stata una Formula 1 segnata dal pericolo, un’epoca in cui ha visto morire 35 colleghi. Ha ricordato l’importanza della fede, un pensiero fisso prima di ogni gara, e ha riconosciuto l’influenza di mentori come Jackie Stewart.

Guardando al presente, Fittipaldi ha espresso grande entusiasmo per Kimi Antonelli, definendolo una fortuna per l’automobilismo italiano. Ha raccontato di conoscere il giovane talento fin dai tempi del kart, grazie all’amicizia con il padre. Per Fittipaldi, Antonelli possiede sia il talento naturale sia la giusta formazione, rappresentando già un’ispirazione per le nuove generazioni.

La vittoria di Antonelli a Monza, secondo il brasiliano, è stata la dimostrazione della sua capacità di gestire la pressione. Il discorso si è poi allargato alla Ferrari, che ha definito una scuderia completa, guidata da un ottimo team principal come Vasseur. La vettura ha mostrato competitività e la coppia di piloti futuri, Leclerc e Hamilton, garantirà forza e capacità di lavorare in squadra. Ha previsto una Ferrari e una McLaren molto competitive nel finale di stagione.

Un momento chiave della sua carriera è stato il primo titolo mondiale nel 1972, che lo rese il più giovane campione della storia. Ha rievocato la vittoria decisiva a Monza, descrivendo l’interminabile attesa degli ultimi cinque giri. In un’era di grande inaffidabilità meccanica, tagliare il traguardo nel “tempio dell’automobilismo” per conquistare il titolo è stata la più grande gioia della sua vita.

Come pioniere dei motori in Brasile, Fittipaldi è stato un modello per i talenti successivi, tra cui Nelson Piquet e Ayrton Senna. Ha descritto Piquet come un pilota tecnico, veloce e una persona divertente. Ha poi rivelato un retroscena sulla loro lunga faida, nata da uno scherzo di Piquet non gradito da Senna. “Non si parlarono per anni, fui io a fare da paciere”, ha spiegato Fittipaldi.

Parlando di Senna, ha sottolineato il suo immenso talento naturale nel controllo della vettura, ma anche la pressione eccessiva che si imponeva. Ha poi ricordato il tragico 1° maggio 1994. Stava provando una vettura a Indianapolis quando fu richiamato ai box. La notizia della morte di Ayrton, ricevuta dalla moglie, fu uno shock: “Per me era immortale, non ci volevo credere. Smisi subito quel test”.

Infine, Fittipaldi ha confermato il fascino universale della Ferrari. Ha rivelato di essere stato vicino a vestire il rosso in due occasioni. Nel 1971, Enzo Ferrari in persona lo invitò a pranzo, ma lui preferì concentrarsi sulla F1 con la Lotus. Nel 1976, dopo l’incidente di Niki Lauda, Ferrari lo chiamò di nuovo per offrirgli il posto. Fittipaldi rifiutò per rispetto, e Lauda tornò in pista 47 giorni dopo, compiendo quello che ha definito “un miracolo” e un esempio per tutti gli atleti.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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