Roberto Mancini ha offerto un ricordo toccante e personale di Gianluca Vialli. Durante una recente conferenza stampa, il commissario tecnico si è lasciato andare alla commozione parlando dell’amico e collega scomparso, rivelando un retroscena significativo legato alla sua discussa scelta di allenare la nazionale dell’Arabia Saudita.
Alla domanda su cosa gli mancasse di più del suo primo ciclo alla guida degli Azzurri, la risposta dell’allenatore è stata immediata e sentita: “Gianluca Vialli”. La sua voce si è incrinata, mentre la sala stampa ha reagito con un applauso spontaneo per onorare la memoria dell’ex capodelegazione.
L’allenatore ha poi approfondito il pensiero, spiegando come la presenza dell’amico avrebbe potuto cambiare il corso della sua carriera. “Non mi avrebbe lasciato andare in Arabia, me lo avrebbe impedito”, ha confessato. Ha descritto il loro rapporto come un legame fraterno, basato su un dialogo costante e su consigli sinceri, specialmente quelli provenienti da una persona speciale come Luca.
Gianluca Vialli ha rappresentato una figura chiave nello staff della Nazionale campione d’Europa nel 2021. Il suo ruolo di capodelegazione è andato ben oltre le mansioni ufficiali, diventando un punto di riferimento carismatico e un collante emotivo per tutto il gruppo, staff e giocatori inclusi. La sua amicizia con il CT, nata ai tempi della Sampdoria, è stata uno dei pilastri su cui si è fondato il successo di quella squadra.
La sua lotta contro un tumore al pancreas, un adenocarcinoma duttale diagnosticato nel 2017, è stata lunga e coraggiosa. Per oltre cinque anni, l’ex attaccante ha affrontato cicli di cure e interventi chirurgici con grande dignità, mostrando una forza d’animo esemplare.
Dopo un periodo di apparente remissione, alla fine del 2022 ha dovuto annunciare la sospensione dei suoi impegni con la Federazione per concentrarsi su una nuova fase aggressiva della malattia. Questa decisione ha segnato il suo allontanamento definitivo dal ruolo che tanto amava.
Vialli si è spento il 6 gennaio 2023 in una clinica di Londra, all’età di 58 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del calcio e nel cuore di chi, come il suo “gemello del gol”, lo ha avuto come amico e fratello. Le parole del tecnico hanno riacceso i riflettori su un’amicizia leggendaria e sul peso umano che certe decisioni professionali portano con sé.








