Vidigal: “Dalla guerra a CR7, mi hanno puntato la pistola”

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Cronache sport calcio
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La vita di José Luís Vidigal è un viaggio fatto di cadute e ripartenze. L’ex centrocampista ha ripercorso le tappe della sua carriera, a partire dalla drammatica fuga dall’Angola in guerra. “Sono momenti difficili da ricordare. I miei genitori furono categorici: ‘O partiamo tutti insieme o moriamo tutti qui’. Siamo arrivati in Portogallo senza nessuno e abbiamo vissuto grazie al sostegno dello Stato e della Croce Rossa”.

Il calcio è diventato un affare di famiglia, con cinque fratelli professionisti. “Non sognavo di fare il calciatore, tutto è nato grazie a mio fratello maggiore”. Dopo il Portogallo è arrivato il salto al Napoli. “È stato un salto di qualità, in un periodo complicatissimo per il club. Sapevamo di dover tenere viva la passione della gente”. In quella squadra, con difficoltà economiche, non tutto ha funzionato. “Edmundo tecnicamente avrebbe potuto aiutarci, ma non era mentalmente nella condizione giusta”.

L’esperienza con Zeman è stata invece formativa. “Era molto esigente, certi allenamenti non riuscivi a finirli. Il suo era un calcio intenso, in cui vai a cercare l’avversario”. Vidigal ha vestito anche la maglia del Livorno, dove ha conosciuto Igor Protti. “Per me era il Capitano. Anche a fine carriera lottava per meritare il posto, è l’immagine di un vero campione che porterò sempre nel cuore”.

Non sono mancati momenti di grande paura, come alle Olimpiadi di Atlanta del 1996. “Dopo un controllo antidoping, siamo partiti in ritardo e ho chiesto all’autista di accelerare. Ci ha fermati la polizia e un agente mi ha messo la mano sulla pistola: ‘Fermati subito o sei finito’. Sono rimasto immobile per la paura”. Altro episodio chiave è stato un rosso in Coppa Uefa contro il Bologna di Signori, che ha avuto un seguito inatteso. “Di recente Vincenzo Italiano mi ha riconosciuto, ma io no. Mi ha detto ‘Ti conosco, abbiamo giocato contro’ e mi ha fatto molto piacere”.

Tra gli aneddoti più curiosi, uno riguarda un giovane Cristiano Ronaldo. “Quando era nelle giovanili dello Sporting, io ero in prima squadra. Forse mi prendeva come modello fisico, ma non ne abbiamo mai parlato”. Allo Sporting ha avuto come allenatore anche Giuseppe Materazzi, che impose un regime ferreo. “In ritiro mangiavamo di tutto. Lui ha tolto i dolci e controllato le porzioni. Peter Schmeichel si chiedeva come potesse mangiare solo cento grammi di riso. Gli ho risposto: ‘È la vita, amico mio'”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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