Raimondo, dal grazie a Mihajlovic al sogno azzurro

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Cronache sport calcio
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Antonio Raimondo è la novità più sorprendente di questo inizio di campionato. Dopo una tripletta che gli è costata una notte insonne per l’adrenalina, l’attaccante in prestito al Frosinone si è ritrovato in vetta alla classifica dei marcatori della Serie A, vivendo un momento magico e impronosticabile.

“C’è grande entusiasmo, ma il nostro obiettivo resta la salvezza, come ci ha ribadito anche il mister Alvini”, ha spiegato il giovane talento. L’impatto con la nuova realtà è stato eccezionale. “Dal primo contatto mi hanno fatto sentire importante. Ho trovato un ambiente fantastico e un gruppo speciale, come il calcio che giochiamo”.

Fondamentale è stato il lavoro con l’allenatore. “Alvini mi ha migliorato perché mi martella tutti i giorni. Mi ha fatto fare un salto di qualità nella continuità, nell’attacco dello spazio e nella protezione della palla. Tanti piccoli dettagli che messi assieme ti fanno crescere”.

Il percorso di Raimondo parte da lontano, dalle giovanili del Bologna, dove è arrivato grazie al responsabile Daniele Corazza. Dopo un primo anno difficile, ha saputo reagire e crescere fino all’esordio in prima squadra, un momento indelebile legato a Siniša Mihajlović.

“Lo ringrazierò per tutta la vita per avermi lanciato. Avevo 17 anni quando, dopo averlo annunciato in conferenza, mi ha fatto esordire contro il Verona. Non mi sono nemmeno reso conto di quello che stava accadendo”, ha raccontato l’attaccante. “Ricordo anche quando mi fece giocare titolare contro il Genoa. Lui purtroppo stava già male. Lo incontrai nel corridoio, non lo riconobbi perché era incappucciato, e mi disse: ‘Tieniti pronto perché ti farò giocare’. E così è successo”.

Le esperienze in prestito a Terni, Venezia e Salerno hanno rappresentato tappe formative, tra alti e bassi che hanno temprato il suo carattere. “A Venezia mi sono infortunato, a Salerno non ha funzionato un po’ per demeriti miei. A Terni ho fatto un ottimo girone d’andata. Ho sempre creduto nei momenti difficili, non mollare mai per me è stato fondamentale”.

Raimondo si descrive come un attaccante che sa aggredire la profondità e pressare le difese, con un certo fiuto per il gol. La sua determinazione è stata forgiata anche in famiglia. “Mio padre, atleta della Guardia di Finanza, mi ha insegnato tutto, a superare le difficoltà e a lavorare sodo. Mi ha trasmesso la mentalità che mi ha permesso di andare avanti sempre”.

Anche nel tempo libero, non stacca mai del tutto, dedicandosi al visual training per migliorare riflessi e percezione. Sul futuro, resta con i piedi per terra, concentrato sul presente con il Frosinone e senza pensare a un immediato ritorno al Bologna. Ma un sogno nel cassetto c’è, ed è la Nazionale. “È un sogno e un obiettivo. Se dovesse arrivare una chiamata, risponderei sicuramente presente”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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