Rúben Amorim, da ex centrocampista, si è trasformato nel più strenuo difensore per un suo giocatore. L’allenatore ha infatti preso una posizione netta: “A fine mercato avevamo una lista di club che volevano Estupiñán. Ma io ho detto di no. Voglio che i tifosi sappiano che è stata una mia responsabilità”.
Questa dichiarazione ha messo in luce un retroscena estivo. Nello specifico, oltre all’Aston Villa, era stato il Benfica a spingere con insistenza nelle ultime ore di mercato per ottenere un’apertura che dalla società rossonera non è mai arrivata, proprio per la ferma volontà del tecnico. Amorim ha continuato a credere ciecamente nel nazionale dell’Ecuador, nonostante una recente prestazione contro l’Atalanta sia finita nel mirino della critica.
Il tecnico portoghese è al comando di una squadra che sta volutamente cambiando pelle e gerarchie. Crede fortemente nelle proprie idee e tra queste resiste il concetto di una gestione flessibile, dove non esiste un blocco di titolari inamovibili e nemmeno un modulo fisso. Dopo aver sperimentato a lungo in questo avvio di stagione, adattando l’assetto di partita in partita, Amorim è giunto a una conclusione.
Il Milan è apparso più competitivo e pericoloso con la coppia formata da Chukwueze e Moreira sulla corsia di sinistra. Quest’ultimo, in particolare, è già diventato uno dei beniamini di San Siro, con le sue accelerazioni lungo la fascia che vengono regolarmente accompagnate dagli applausi convinti dello stadio.
La difesa pubblica di Estupiñán ha uno scopo preciso: proteggere il giocatore per permettergli di esprimersi con maggiore libertà mentale, senza la costante paura di sbagliare anche i passaggi più semplici. L’allenatore insisterà ancora a lungo su di lui, fedele al suo pensiero: nelle gerarchie attuali, l’ex Brighton è infatti considerato più pronto di un giovane come Bartesaghi.
Tra i meriti oggettivi che si devono riconoscere ad Amorim c’è quello di aver rivalutato investimenti importanti del recente passato, che sembravano ai margini del progetto. Il caso più emblematico è quello di Samuel Chukwueze, con il quale il tecnico ha instaurato un rapporto diretto e produttivo. È stato proprio Amorim a reinventarlo come esterno destro di centrocampo, nonostante il suo acquisto fosse avvenuto per ricoprire il ruolo di ala offensiva in un tridente.
Sarebbe però ingenuo non considerare che il giocatore non ha avuto grande continuità negli ultimi due anni; è quindi fisiologico che possa accusare pause o stanchezza. Contro l’Atalanta, l’alternativa Hutchinson non ha convinto, specialmente in fase di non possesso. In questo scenario, potrà tornare utile chi invece sta dimostrando un’ottima condizione: Diego Moreira.
Il giovane portoghese potrà infatti dare il cambio, quando necessario, anche a Chukwueze sulla fascia destra. La prestazione offerta in quel ruolo contro la Juventus non deve trarre in inganno: sebbene si esprima al massimo sulla corsia opposta, contro i bianconeri era alla sua prima da titolare e, di conseguenza, era condizionato dall’emozione.



