Shakhtar, Palkin: “Siamo l’Ucraina in Champions”

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Cronache sport calcio
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Sergey Palkin, amministratore delegato dello Shakhtar Donetsk dal 2004, ha raccontato la realtà di un club che dal 2014 non ha più un suo stadio. Costantemente in trasferta, la squadra ucraina considera ogni impianto una seconda casa, a patto che non sia l’indifferenza a scendere in campo.

In un momento storico così complesso, Palkin ha sottolineato come la sua squadra porti in campo la storia del calcio ucraino. “Ora noi siamo l’Ucraina”, ha dichiarato il CEO, spiegando quanto sia fondamentale dare visibilità al Paese e offrire al popolo una fonte di gioia in un periodo segnato da sofferenze. “Tutto quello che facciamo è per la nostra gente, per regalare loro qualche emozione positiva, anche solo per novanta minuti”.

La partecipazione alla Champions League assume quindi un valore che va oltre lo sport. Palkin ha evidenziato con orgoglio la presenza non solo di talenti ucraini, ma anche di giocatori stranieri, come i brasiliani, che hanno scelto di credere nel progetto nonostante la guerra. “Questo ci dà speranza per il futuro”, ha aggiunto, vedendo la loro fiducia come un segnale per la continua crescita del club.

Giocare lontano da Donetsk è una condizione che dura da quasi un decennio, ma l’identità della squadra, basata su un calcio propositivo e d’attacco, è rimasta intatta. “Non abbiamo una casa, ma un’identità sì”, ha affermato Palkin. Per il dirigente, scendere in campo in stadi prestigiosi e pieni come San Siro rappresenta un’opportunità per lanciare un messaggio al mondo.

“Non possiamo chiudere gli occhi davanti a chi continua a uccidere la nostra nazione. Abbiamo bisogno del supporto dell’Europa e di tutto il mondo che vuole la democrazia”, ha proseguito. “Il calcio non è soltanto uno sport, è un potente strumento per raggiungere milioni di persone. Non possiamo fermare la guerra, ma possiamo inviare un messaggio forte e chiaro per supportare l’Ucraina”.

Riguardo alla sfida di Champions League contro l’Inter, Palkin ha mostrato consapevolezza della difficoltà. “L’Inter si trovava in una posizione in cui era costretta a vincere e, giocando in casa, sarebbe stata ancora più motivata”, ha analizzato, assicurando però che lo Shakhtar si sarebbe presentato pronto e competitivo. “Altrimenti non avrebbe senso giocare in Champions. Vogliamo dimostrare di essere forti”.

Il CEO ha anche elogiato il tecnico Arda Turan, definendolo un “grande motivatore” e un allenatore giovane destinato a un “futuro brillante”, capace di far crescere la squadra con lui. Un pensiero è andato anche all’ex Henrikh Mkhitaryan, ora all’Inter: “Una grande persona e un professionista top. Non mi ha sorpreso la sua brillante carriera”.

Infine, Palkin ha spiegato come, durante le partite europee, lo Shakhtar diventi la squadra di un’intera nazione. “Quando giochiamo in Champions, tutto il nostro popolo fa il tifo per noi. Non importa di quale città tu sia, ora siamo come un unico grande club nel quale si identificano tutti gli ucraini”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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