La banca clandestina delle mafie, 30 arresti

In carcere Mercadante, ritenuto vicino alla fazione Schiavone. Ai domiciliari Contestabile di Grazzanise

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Luigi Mercadante e Gianluigi Contestabile
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CASAL DI PRINCIPE – La mafia che cambia pelle, abbandona i tradizionali metodi di controllo del territorio e si trasforma in un’organizzazione imprenditoriale capace di muovere milioni di euro attraverso società, fatture false e criptovalute. È lo scenario delineato dalla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha portato, ieri, all’esecuzione di 30 misure cautelari, 16 in carcere e 14 ai domiciliari, e a sequestri per oltre 21 milioni di euro. Un sistema finanziario clandestino che, secondo gli investigatori, avrebbe operato al servizio di camorra, ‘ndrangheta e criminalità organizzata foggiana.

Nell’operazione condotta dai finanzieri di Milano e Monza Brianza emerge anche un importante collegamento con il Casertano.
Tra i presunti vertici dell’organizzazione figura infatti Luigi Mercadante, 53enne, già condannato per i legami con il clan dei Casalesi e ora destinatario di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere. Un nome già noto agli investigatori per i suoi trascorsi negli ambienti della mafia casalese.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza del gip di Milano Luca Milani, Mercadante avrebbe partecipato alla direzione del sodalizio insieme ad altri due soggetti ritenuti legati alla criminalità organizzata calabrese.

Al casalese gli inquirenti attribuiscono in particolare il compito di mettere a disposizione società e intervenire nella gestione del denaro contante. Un ruolo che lo collocherebbe ai livelli decisionali della presunta struttura criminale, capace di offrire servizi finanziari illegali a imprenditori e organizzazioni mafiose.

Il centro degli affari sarebbe stato nell’hinterland milanese, a Pero, dove una società avrebbe rappresentato il punto di riferimento della presunta organizzazione. Negli uffici di piazza Roma, stando alla ricostruzione investigativa, si sarebbero intrecciati rapporti con imprenditori, gestione del contante e operazioni finanziarie destinate a spostare ingenti somme anche oltre i confini nazionali, attraverso conti esteri e criptovalute.

A sostenere il giro di denaro sarebbe stata una rete di almeno 18 società, impiegate secondo l’accusa per dare una parvenza di regolarità alle operazioni illecite. Un sistema attraverso il quale venivano emesse fatture per prestazioni mai effettuate, consentendo di trasformare pagamenti tracciabili in disponibilità di contante. Gli investigatori hanno ricostruito operazioni per oltre 84 milioni di euro, individuando anche possibili collegamenti con i proventi del traffico di droga.
Gli affari, però, non sarebbero stati l’unica finalità del gruppo. Una parte delle risorse, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata destinata al mantenimento di esponenti mafiosi detenuti e al sostegno delle loro famiglie. Una sorta di cassa comune che, nell’ipotesi della Procura, avrebbe permesso di alimentare i legami con le organizzazioni criminali, dimostrando come dietro l’apparente struttura imprenditoriale continuassero a operare meccanismi tipici dei clan.

Tra i destinatari delle misure cautelari compare anche un altro nome del Casertano: Gianluigi Contestabile, di Grazzanise, per il quale il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. Anche la sua posizione rientra nella vasta indagine milanese: a far scattare il provvedimento una società, intestata al giovane, con la quale sarebbero state emesse fatture false.

L’operazione ha impegnato oltre 350 militari della guardia di finanza, con interventi anche in Spagna e Svizzera. Nel mirino degli investigatori conti correnti, denaro contante, criptovalute, automobili, imbarcazioni e beni di lusso. Tra gli indagati figurano inoltre un ex finanziere e un dipendente del Tribunale di Milano, coinvolti in contestazioni relative alla presunta circolazione di informazioni riservate.ù

Per Mercadante, rappresentato dal legale Amalia Caliendo, Contestabile, assistito dall’avvocato Angelo Raucci, e gli altri indagati le accuse restano da accertare nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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