Alla vigilia del Gran Premio di Austin, Lewis Hamilton ha affrontato diversi temi, spaziando dal futuro della Formula 1 ai suoi impegni sociali. Il pilota ha espresso ammirazione per il giovane Kimi Antonelli, ha analizzato la strategia di Singapore e ha ribadito il suo sostegno per un Gran Premio in Africa.
Parlando del talento italiano Kimi Antonelli, protagonista in Formula 2, Hamilton ha usato parole di grande stima: “Sta mostrando una grande calma, sono fiero di lui”. Il pilota britannico, che il prossimo anno passerà alla Ferrari, ha sottolineato la maturità del giovane pilota del programma Mercedes. “Anche se non farà parte del mio team futuro, corre per una squadra che conosco bene. Se dovesse vincere un titolo, ne sarei felice. Se lo merita”.
Il pilota è poi tornato sull’episodio del Gran Premio di Singapore, dove una scelta strategica controversa lo ha fatto scivolare dalla terza alla sesta posizione. Hamilton si è assunto la piena responsabilità della decisione di non rientrare ai box. “Quando sono in una posizione per vincere, cerco sempre di fare qualcosa di diverso. Superando la corsia dei box mi sono reso conto dell’errore”.
Ha aggiunto di aver riflettuto a lungo sull’accaduto nei giorni successivi. “C’è solo da imparare da queste situazioni. Mi sono preso le mie responsabilità e basta”. Nonostante l’errore, ha confermato la sua intenzione di mantenere un approccio indipendente e di continuare a sfidare il team e se stesso, pur con maggiore cautela: “Cercherò di non commettere più errori del genere”.
Un altro tema centrale è stato il suo impegno per riportare la Formula 1 in Africa, un progetto che Hamilton persegue da anni. Ha raccontato di numerose conversazioni con i promotori locali e con la dirigenza della F1 per concretizzare il ritorno del Circus nel continente, con una gara in Ruanda. “È un continente che merita la Formula 1. È straordinario, con culture bellissime e persone incredibili”.
L’obiettivo, ha spiegato, non è solo aggiungere una data al calendario, ma accendere i riflettori su realtà spesso raccontate in modo parziale. Di fronte alle critiche di “sportswashing” rivolte al Ruanda, Hamilton ha risposto con fermezza: “Andare lì non significa cancellare i problemi, ma spero possa spingere le persone a informarsi su ciò che accade e sulle cause storiche, come il colonialismo”.
Questa visione si collega al suo più ampio attivismo per i diritti umani. Hamilton ha usato la sua piattaforma per chiedere libertà e giustizia per diverse popolazioni. “Dobbiamo impegnarci per liberare il Congo, il Sudan e la Palestina, e tutti i paesi che hanno bisogno di libertà”.
Il suo impegno è costante e si manifesta anche attraverso i social media, dove condivide storie che i media tradizionali spesso trascurano. Recentemente, ha pubblicato una galleria fotografica dedicata ai giovani skateboarder palestinesi, mostrando come la loro passione sopravviva anche tra le macerie, a testimonianza della sua volontà di usare la propria voce per cause globali.







