Lutto in Spagna, la WTA nega il nastro a Quevedo

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Sport tennis
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Il mondo del tennis ha espresso cordoglio per la tragedia ferroviaria avvenuta a Urda, vicino a Toledo, in cui hanno perso la vita oltre 70 persone. L’evento ha però innescato una polemica a causa delle decisioni divergenti prese dai circuiti professionistici. La WTA ha negato a una tennista spagnola il permesso di indossare un nastro nero, mentre l’ATP ha concesso la stessa autorizzazione a un collega.

La protagonista della vicenda è Kaitlin Quevedo, tennista classe 2006 che, pur essendo nata negli Stati Uniti, ha scelto di rappresentare la Spagna. Mentre si trovava a Guangzhou per un torneo, ha chiesto di poter giocare con un nastro nero al braccio in segno di rispetto per le vittime. La sua richiesta ha però ricevuto un rifiuto da parte degli ufficiali della WTA.

Le motivazioni fornite dall’organizzazione del tennis femminile si basano su due punti. In primo luogo, il colore nero non sarebbe stato consentito per il nastro, suggerendo alla giocatrice di usarne uno di un altro colore. Inoltre, la WTA ha invocato una norma che vieta di esibire simboli o slogan legati a cause non patrocinate ufficialmente dal circuito.

A rendere il caso ancora più controverso è stata la decisione opposta presa dall’ATP. Nelle stesse ore, infatti, il tennista spagnolo Rafa Jodar, impegnato nel torneo di Basilea, ha avanzato la medesima richiesta di indossare un nastro nero. L’ATP ha dato il suo via libera, sollevando interrogativi sulla coerenza delle politiche dei due organi di governo del tennis.

Prima della richiesta, diversi atleti avevano manifestato vicinanza. Carlos Alcaraz ha pubblicato un messaggio di solidarietà e la stessa Quevedo aveva scritto sui social: “Ancora sotto shock… Tutto il mio affetto alle famiglie delle vittime”. Il “no” della WTA le ha quindi impedito di tradurre questo sentimento in un gesto visibile sul campo.

La stampa spagnola ha reagito con aspre critiche. Il quotidiano Marca ha sottolineato una presunta incoerenza, ricordando come in passato altre atlete, come Naomi Osaka, abbiano potuto veicolare messaggi personali durante i tornei. L’episodio ha così aperto un dibattito sulla rigidità dei regolamenti e sulla sensibilità richiesta alle istituzioni sportive di fronte a tragedie di questa portata.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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