CASERTA – Curano i cittadini, ma fanno gola anche alla politica. Le Asl gestiscono servizi essenziali, risorse e appalti. E in un Paese che invecchia, dove cresce il bisogno di assistenza sanitaria, avere voce in capitolo nella sanità pubblica può diventare una formidabile leva di consenso. Soprattutto per chi preferisce risolvere il problema del singolo elettore anziché migliorare un sistema che dovrebbe funzionare per tutti.
L’ampia indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere su Giovanni Zannini traccia anche questo intreccio tra sanità e politica. Tra i diversi filoni investigativi che riguardano il politico di Mondragone figura quello relativo al suo presunto coinvolgimento nella vicenda delle ambulanze. Un capitolo sul quale gli inquirenti hanno raccolto elementi, ma del cui destino giudiziario, a noi che oggi ne scriviamo, non è noto l’esito. Chiariamo subito un punto: quanto stiamo per raccontare, sulla base degli accertamenti dei carabinieri del Nas di Caserta e del Nucleo investigativo di Aversa, non è affatto detto che sia sfociato, o possa sfociare, in contestazioni penali o ulteriori provvedimenti. Intanto, raccontiamo ciò che emerge dagli atti. I militari avevano raccolto elementi tali da ipotizzare un accordo tra Zannini e alcuni imprenditori del settore, finalizzato a ottenere la proroga dell’affidamento del servizio 118 dell’Asl di Caserta e, successivamente, l’ampliamento delle prestazioni attraverso l’inserimento delle automediche nella nuova gara.
Gli incontri in Regione a San Vittore
Secondo la ricostruzione investigativa, Zannini si sarebbe mostrato disponibile, nella sua veste di consigliere regionale, allora espressione della maggioranza che sosteneva il governatore Vincenzo De Luca (adesso è in Forza Italia), a far arrivare le richieste degli imprenditori ad Amedeo Blasotti, all’epoca direttore generale dell’Asl di Caserta. Nell’ambito di questo presunto accordo, i carabinieri hanno ricostruito alcuni incontri ritenuti significativi. Uno si sarebbe svolto il 15 giugno 2022 negli uffici della Regione Campania, a Napoli. Un altro il 31 agosto dello stesso anno, al ristorante ‘La Marchigiana’, a San Vittore nel Lazio, tra Zannini, due imprenditori e un dipendente di una società attiva nel settore. In quelle occasioni, secondo gli investigatori, sarebbero state definite richieste e proposte relative al servizio.
La sequenza dell’Asl
La sequenza temporale ha attirato l’attenzione dei militari. Il 29 giugno 2022, due settimane dopo l’incontro in Regione, l’Asl disponeva il prolungamento dell’affidamento del servizio di trasporto sanitario d’emergenza. Il giorno successivo alla cena di agosto, secondo la ricostruzione dei carabinieri, Zannini contattava Blasotti, come avrebbe promesso agli imprenditori. A dicembre arriva un altro elemento che, nell’ipotesi investigativa, si collegherebbe a quanto discusso negli incontri. Con una delibera del 30 dicembre 2022, l’Asl approvava un nuovo affidamento del servizio 118, comprendendo anche le postazioni di automedica. Proprio ciò che, secondo gli investigatori, era stato richiesto dagli operatori economici.
Le indagini su Zannini
La vicenda si inserisce nel quadro più ampio degli accertamenti su Zannini. Ci sono i presunti interventi a favore della società Spinosa per scongiurare la perdita di finanziamenti milionari di Invitalia, che, secondo l’accusa, sarebbero stati ricambiati con una vacanza su uno yacht. È proprio questa vicenda ad aver portato al divieto di dimora in Campania nei confronti del politico. Ci sono poi le indagini casertane, nelle quali Zannini risulta coinvolto insieme a Biagio Esposito, ex amministratore del capoluogo e figura di peso della politica locale, per presunte promesse di posti di lavoro in cambio di sostegno alle elezioni regionali. E ancora, il coinvolgimento nelle vicende elettorali di Castel Volturno, dove il consigliere avrebbe cercato di favorire Pasquale Marrandino: anche su questo fronte risulta indagato.
Quella delle ambulanze, però, è una storia distinta. Non figura tra le contestazioni a Zannini di cui siamo a conoscenza. Né, per quanto ci risulta, Amedeo Blasotti è indagato in relazione a questo specifico episodio. L’ex direttore generale dell’Asl rischia invece il rinvio a giudizio in un’altra vicenda, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, relativa alla presunta turbativa della gara per la disinfestazione dalla legionella, nella quale compare anche Luigi Bosco, oggi leader regionale di Azione. Le ricostruzioni dei carabinieri di Aversa e del Nas restano ipotesi investigative, non accertamenti di colpevolezza.
Resta, al di là di un esito giudiziario che non conosciamo, uno spaccato potenzialmente inquietante. Quello di una politica che, secondo l’ipotesi degli investigatori, potrebbe mettersi al servizio degli interessi di alcuni imprenditori, offrendo loro un canale privilegiato verso chi gestisce servizi pubblici. Con il rischio di avvantaggiare qualcuno a discapito di altri. E di trasformare la sanità, che dovrebbe rispondere ai bisogni di tutti, in un terreno di favori e influenze particolari.


















