NAPOLI – “E sarai pronto per lottare, oppure andrai via. E darai la colpa agli altri o la colpa sarà tua. Correrai diretto al sole oppure verso il buio. Sarai pronto per lottare, per cercare sempre la libertà”. I vent’anni raccontati dai Maneskin nella loro hit sono gli stessi identici di Kimi Antonelli, il più giovane campione del mondo della storia della Formula Uno. La libertà l’ha trovata andando forte, restando se stesso, inseguendo i propri sogni senza accontentarsi. Da Bologna a Città del Messico, senza alzare il piede dall’acceleratore. Gli occhi di un bambino, la ferocia in pista. Un campione vero. L’Italia è ai piedi della sua nuova icona del mondo dello sport. Uno che, per citare ancora il pezzo di Maneskin, “c’ha zero da dimostrarvi”, e che ha ancora voglia di vincere, di sognare in grande. Di essere il numero 1 restando con il numero 12 sulla macchina. Di essere un campione, restando semplicemente Kimi.
Kimi, campione tra i campioni
“E andare un passo più avanti, essere sempre vero”. Vero, come quando è salito sul podio di Città del Messico e si è allontanato dalle telecamere, sotto gli occhi del mondo, per nascondere le sue lacrime di gioia. L’ha dovuto inseguire per un attimo Nico Rosberg, campione del mondo anche lui, per intervistarlo. Kimi è riuscito a dire “ce l’abbiamo fatta”, poi ha ringraziato la famiglia, la Mercedes e chi lo sostiene lo ha sempre sostenuto. “Adesso mi godo tutto, poi pensiamo a fare bene il finale di stagione”, ha aggiunto. La semplicità di chi vuole godersi un’emozione che resta come un tatuaggio sulla pelle per tutta la vita, la voglia del fuoriclasse indomabile che vuole vincere, vincere ancora. La Formula Uno lo ha celebrato mostrando anche delle sue foto da bambino. In una stringeva la mano a Lewis Hamilton. Quel campione straordinario che insieme a un altro mito del motorsport come Max Verstappen, lo ha preso sulle spalle per portarlo in trionfo tra gli applausi di Città del Messico. Un campione tra i campioni, Antonelli. Sì, ce l’ha fatta.
Da Città del Messico al Brasile, nel segno di Ayrton
“E anche se ho solo vent’anni dovrò correre”. Lo farà, volentieri, ancora, Andrea Kimi. A cominciare da domenica quando cercherà di portare la sua Mercedes alla vittoria in Brasile. Sarà speciale. Perché il pilota italiano corre con il numero 12, lo stesso di Ayrton Senna, il suo mito, la sua ispirazione, il fuoriclasse gentile brasiliano che ha conquistato il mondo prima di diventare immortale a Imola, finendo la sua corsa terrena alla curva del Tamburello, a pochi chilometri da dove è nato Kimi. La prima gara da campione del mondo per AKA sarà davanti ai tifosi che Senna non l’hanno mai dimenticato e che sicuramente faranno ancora il tifo per il numero 12, per il nuovo fuoriclasse gentile destinato a scrivere un nuovo straordinario capitolo della storia della Formula Uno. Quello chiuso da Antonelli a Città del Messico, luogo speciale per lo sport italiano: nella meravigliosa metropoli centro-americana Pietro Mennea ha firmato il record del mondo dei 200 metri piani, la Nazionale di calcio ha battuto 4-3 la Germania nella Partita del Secolo, Francesco Moser ha conquistato il record dell’ora. Kimi Antonelli è diventato il re dei motori.
L’Italia festeggia 73 anni dopo il leggendario Ascari
Sicuramente c’è un Paese intero, l’Italia che, pur senza dimenticare la passione per la Ferrari, fa il tifo per lui. Diventare campione del mondo, il più giovane di sempre, 73 anni dopo l’ultimo pilota del Belpaese a riuscire nell’impresa (il leggendario Alberto Ascari) ha reso Antonelli un’icona sportiva. “Un successo che riporta un pilota italiano sul tetto del mondo, premiando talento, impegno, determinazione e dedizione. Un motivo di grande orgoglio per la nostra Nazione”, è il messaggio della premier Giorgia Meloni.
Il benvenuto nell’Olimpo di Valentino Rossi e Jannik Sinner
“‘Mi ha emozionato moltissimo, è stato un grande è stato bellissimo seguirlo. Ha fatto paura, ha fatto la differenze su tutti, impressionante quella fatta sul compagno di squadra. Può diventare uno dei piloti più forti della storia. Mi piace fare l’accostamento con me e mi piace fare il tifo per lui”, ha detto una leggenda come Valentino Rossi, che sa cosa vuol dire diventare un personaggio di caratura mondiale da giovanissimo. Un altro che può parlare di questo con cognizione di causa è Jannik Sinner, grande amico di Antonelli: “Kimi cosa sei riuscito a fare? Complimenti per il tuo primo titolo mondiale”, ha detto. Il primo. Perché quelli come Rossi, come Sinner, come Antonelli, quando vincono pensano già al trionfo successivo. Campioni che a 20 anni sanno “spiegare cos’è il colore a chi vede bianco e nero”.


















