L’Italia detiene un primato poco lusinghiero: è tra i maggiori consumatori al mondo di acqua minerale in bottiglia, con un impatto ambientale significativo dovuto alla produzione e allo smaltimento della plastica. Questo paradosso si accentua se si considera l’eccellente qualità e sicurezza delle acque di rubinetto disponibili su quasi tutto il territorio nazionale, una risorsa preziosa e sostenibile che viene spesso trascurata.
Scegliere di acquistare acqua imbottigliata dovrebbe quindi essere una decisione informata, non un’abitudine. Le acque minerali non sono tutte uguali: ognuna possiede un profilo unico, determinato dalla sorgente e dal percorso geologico che compie. Per effettuare un acquisto consapevole, utile sia alla propria salute che alla riduzione degli sprechi, è fondamentale saper leggere e interpretare le informazioni riportate in etichetta.
Tre sono i parametri principali da analizzare: il residuo fisso, il pH e la concentrazione dei principali sali minerali. Questi valori non determinano solo il sapore, ma soprattutto le proprietà benefiche del prodotto.
Il primo indicatore da verificare è il residuo fisso. Questo valore, espresso in milligrammi per litro (mg/l), indica la quantità di sali disciolti che rimangono dopo l’evaporazione di un litro di liquido a una temperatura di 180°C. In base a questo parametro, le acque si classificano in quattro categorie principali:
– Minimamente mineralizzate (residuo fisso < 50 mg/l): molto leggere, favoriscono la diuresi e sono particolarmente indicate per l'alimentazione dei neonati e la preparazione dei loro cibi.
- Oligominerali (50-500 mg/l): sono le più diffuse e rappresentano la scelta ideale per un consumo quotidiano, poiché apportano una modesta quantità di sali.
- Medio minerali (500-1500 mg/l): più ricche di sali, sono utili per chi pratica attività sportiva o durante i periodi di forte sudorazione per reintegrare i minerali persi.
- Ricche di sali minerali (> 1500 mg/l): considerate quasi “terapeutiche”, il loro consumo dovrebbe avvenire su consiglio medico per specifiche esigenze.
Un altro dato cruciale è il pH, che misura il grado di acidità o basicità su una scala da 0 a 14. Un pH pari a 7 è neutro. Valori inferiori a 7 indicano un’acqua acidula, spesso associata a quella gassata, che può aiutare chi soffre di digestione lenta. Un pH superiore a 7 definisce un’acqua alcalina o basica, che può contribuire a contrastare l’acidità di stomaco.
Infine, è essenziale esaminare la concentrazione dei singoli sali minerali. Il Sodio (Na+), se presente in quantità inferiore a 20 mg/l, rende l’acqua “iposodica”, adatta a chi segue diete povere di sale o soffre di ipertensione. I Nitrati (NO3-) sono un importante indicatore di purezza: per gli adulti, il limite di legge è 45 mg/l, ma per i bambini e i neonati si raccomanda di non superare i 10 mg/l. Il Calcio (Ca++) è fondamentale per la salute di ossa e denti; le acque ricche di calcio possono essere un valido supporto per chi non consuma latticini. I Bicarbonati (HCO3-), se superiori a 600 mg/l, facilitano la digestione e aiutano a neutralizzare l’acido lattico prodotto dopo uno sforzo fisico intenso.


















