Acqua piovana: come renderla potabile in casa

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Acqua potabile
Acqua potabile

L’acqua piovana, sebbene sia una risorsa preziosa, non è immediatamente potabile. La sua esposizione all’atmosfera e il contatto con le superfici di raccolta possono contaminarla con batteri, virus, metalli pesanti e inquinanti chimici. Per questo, trasformarla in acqua sicura per il consumo umano richiede un processo strutturato di trattamento e purificazione.

Il primo passo fondamentale è la raccolta corretta. È essenziale che l’acqua venga raccolta da tetti puliti (in metallo, tegole o cemento) situati lontano da zone industriali o strade ad alto traffico. Le grondaie devono essere mantenute sgombre da detriti e si dovrà installare un sistema “first flush” per scartare i primi minuti di pioggia, che sono sempre i più carichi di impurità.

Una volta raccolta, l’acqua deve affrontare un percorso di filtrazione a più stadi. La prima fase, o pre-filtrazione, serve a rimuovere i materiali più grossolani. Attraverso griglie e decantatori si elimineranno foglie, sabbia, insetti e polveri, preparando l’acqua per i trattamenti successivi.

Segue la filtrazione meccanica, che utilizza filtri più sofisticati come quelli in ceramica, a fibra cava o a cartuccia. Questa fase è cruciale per bloccare particelle più piccole come alghe, sedimenti fini e la maggior parte dei batteri, rendendo l’acqua visivamente limpida.

L’ultimo stadio di filtrazione è affidato ai filtri a carbone attivo. Questi dispositivi sono in grado di assorbire composti organici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze chimiche responsabili di odori e sapori sgradevoli. Il risultato sarà un’acqua notevolmente più pura.

Dopo la filtrazione, è obbligatorio procedere con la disinfezione per eliminare qualsiasi microrganismo residuo. Esistono tre metodi principali. La bollitura, portando l’acqua a ebollizione per almeno un minuto, è efficace ma poco pratica su larga scala.

In alternativa, si può usare il cloro (in gocce o pastiglie), seguendo attentamente i dosaggi consigliati. Un metodo moderno ed efficace è l’utilizzo di una lampada a raggi ultravioletti (UV), che sterilizza l’acqua uccidendo virus e batteri senza alterarne il sapore o aggiungere sostanze chimiche.

Rendere l’acqua potabile non è solo una questione tecnica, ma anche legale. Per essere considerata sicura, l’acqua deve rispettare precisi parametri di legge. Tra i requisiti più importanti figurano l’assenza totale di batteri patogeni e limiti stringenti per sostanze chimiche come i PFAS, il cui totale non deve superare 0,5 microgrammi per litro.

Inoltre, il pH dovrà essere compreso tra 6,5 e 9,5 e dovranno essere rispettati i limiti per metalli come piombo, ferro e manganese. Chiunque intenda utilizzare in modo continuativo un impianto di potabilizzazione domestico dovrà far eseguire analisi di laboratorio periodiche per certificare la conformità dell’acqua.

L’ultimo passaggio è la conservazione. L’acqua trattata deve essere conservata in contenitori puliti, ermeticamente chiusi e realizzati con materiali per uso alimentare. È fondamentale tenerli al riparo dalla luce solare diretta e da fonti di calore per prevenire la formazione di alghe o la proliferazione batterica, garantendone la qualità nel tempo.

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