Il 29 ottobre 2024 è una data che ha segnato la storia della regione di Valencia, in Spagna, travolta da un evento meteorologico catastrofico. Il bilancio è stato drammatico, con 229 vittime accertate e danni economici stimati per 29 miliardi di euro. L’intera tragedia si è consumata in appena sei ore.
La causa è stata una “depresión aislada en niveles altos” (DANA), un fenomeno innescato dallo scontro tra aria molto fredda in quota e il calore anomalo accumulato dal Mar Mediterraneo. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications, ha indagato il ruolo dei cambiamenti climatici in questo disastro, scoprendo che l’impatto del riscaldamento globale ha significativamente aggravato la situazione.
Per misurare l’influenza umana, gli autori della ricerca hanno utilizzato modelli climatici per simulare la tempesta, confrontando lo scenario attuale con quello dell’epoca preindustriale. I risultati hanno rivelato un’intensificazione notevole. Rispetto a un’ipotetica DANA della prima metà dell’Ottocento, quella del 2024 è risultata più intensa del 21%.
L’analisi ha inoltre dimostrato che il fenomeno ha colpito con piogge estreme, definite come superiori a 180 litri per metro quadrato, un’area più vasta del 55%. Questo ha contribuito a un aumento del 19% del volume totale di pioggia caduta, fattore che ha determinato la devastante esondazione del fiume Júcar.
Il meccanismo alla base di questo peggioramento è stato individuato nell’aumento del vapore acqueo presente in atmosfera. Tale aumento è una diretta conseguenza delle temperature superficiali eccezionalmente elevate registrate sia nel Mar Mediterraneo sia nell’Oceano Atlantico settentrionale.
Carlos Calvo-Sancho, coordinatore dello studio, ha sottolineato: «Il cambiamento climatico di origine antropica non solo intensifica i picchi di precipitazione, ma amplia drasticamente l’estensione geografica di queste tempeste». Il nostro ruolo nel disastro appare quindi evidente.
Le conclusioni dello studio, pur non sorprendendo la comunità scientifica, rafforzano la consapevolezza delle nostre responsabilità nella crisi climatica in corso. Gli autori hanno ribadito, come già fatto in altre ricerche simili, l’urgente necessità di implementare strategie di adattamento efficaci. Sarà fondamentale migliorare la pianificazione urbana per ridurre i rischi crescenti legati agli eventi idrometeorologici estremi in un mondo che si sta riscaldando a un ritmo senza precedenti.



















