Amministrazione di Caserta sciolta per camorra: il Tar respinge il ricorso di Marino

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Carlo Marino e Massimiliano Marzo

CASERTA – I contatti fra l’amministrazione comunale e i clan camorristici sono comprovati e il provvedimento di scioglimento è confermato. Con la sentenza 6045 pubblicata ieri, i giudici del Tar Lazio hanno messo la parola fine (salvo eventuale decisione contraria del Consiglio di Stato) all’amministrazione guidata dal sindaco Carlo Marino.

Quest’ultimo, rappresentato e difeso dagli avvocati Lorenzo Lentini e Aristide Police, aveva presentato ricorso contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno, la Prefettura e il Comune, quest’ultimo non costituito in giudizio. Al ricorso si era unita l’associazione per gli enti locali Asmel (avvocati Italo Rocco e Lorenzo Iorio), mentre vi si è opposto l’ex consigliere comunale di minoranza Donato Aspromonte (avvocato Luigi Adinolfi). Viene chiesto l’annullamento del decreto firmato il 23 aprile 2025 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il quale si è disposto lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina di una commissione straordinaria per la gestione provvisoria per 18 mesi e di una serie di altri atti, fra i quali il decreto del prefetto che ha nominato i commissari e le relazioni della commissione di accesso e dello stesso dirigente dell’ufficio di Governo.

Il ministro dell’Interno, scrivono i giudici del Tar, ha ravvisato “concreti, univoci e rilevanti elementi di condizionamento dell’ente locale da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso”. Alla base dello scioglimento c’è il coinvolgimento di alcuni amministratori e dirigenti dell’ente in due inchieste: la prima, risalente al mese di giugno 2024, concernente una vicenda di corruzione elettorale; la seconda (ottobre 2024), relativa ad una associazione a delinquere per turbata libertà degli appalti che ha interessato, in particolare, il dirigente comunale Francesco Biondi. Nelle indagini di giugno 2024 cui sono risultati coinvolti l’allora vicesindaco Emiliano Casale, l’assessore Massimiliano Marzo e alcuni funzionari comunali, con i dirigenti Biondi e Giovanni Natale.

La criminalità organizzata avrebbe appoggiato candidati che, una volta eletti, “si sono ritrovati ad assecondare i desiderata dei gruppi criminali che li hanno sostenuti”. I giudici citano i lavori del collegamento fra via Volta e via Carcas (nella zona di viale Lincoln), affidati alla ditta Edil Idea che sarebbe stata acquistata – nel corso dei lavori – dall’imprenditore Cipriano Licenza, genero della sorella del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria. Questa modifica societaria non è stata comunicata alla stazione appaltante, né questa ha richiesto il rinnovo della certificazione antimafia e secondo il prefetto questo dimostra la volontà di eludere il sistema di prevenzione antimafia.

Secondo il Tar, “la relazione prefettizia spiega diffusamente perché il sindaco e un consigliere comunale non potessero non essere a conoscenza del ruolo rivestito da un membro della predetta famiglia all’interno della società esecutrice dei lavori”. Fra l’altro, la società era stata incaricata di eseguire delle opere proprio su un immobile di Marino, che era pure committente e direttore dei lavori. Citazione anche per l’appalto dei rifiuti, assegnato a una associazione temporanea di imprese della quale ha fatto parte anche una società riconducibile a Carlo Savoia, imprenditore ritenuto “persona contigua alla criminalità organizzata”.

In questa procedura di gara sono state avviate indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, da cui è scaturita un’ordinanza di custodia cautelare che ha riguardato proprio Savoia ed ex funzionari del Comune. È coinvolto anche Marino, nei cui confronti il tribunale di Napoli, nel 2023, ha disposto il rinvio a giudizio per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, in concorso con Savoia.

Nel settore socio-assistenziale è stata riscontrata la presenza di personaggi e operatori economici contigui alla criminalità organizzata casertana, i quali sono stati favoriti, nell’acquisizione di commesse pubbliche, dall’utilizzo disinvolto da parte degli uffici comunali delle procedure di affidamento diretto e dall’uso inappropriato delle proroghe contrattuali per la prosecuzione dei servizi. Viene ricordato anche il ruolo di Biondi, coinvolto in indagini giudiziarie per concorso in corruzione aggravata dal metodo mafioso, “al quale – ciò nonostante – il sindaco ha continuato ad attribuire incarichi dirigenziali nei settori più strategici dell’ente, quali programmazione urbanistica, lavori pubblici, Suap, polizia locale e contenzioso, in violazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione”.

Infine, il Tar cita l’affidamento di parcheggi pubblici cittadini dati in gestione a società appartenenti alla famiglia Dresia, “riconducibile, per rapporti parentali, ad esponenti di spicco” del clan dei Casalesi. Secondo i giudici amministrativi, le vicende relative alla campagna elettorale del 2021, anche se non si ravvisa il reato di voto di scambio politico-mafioso, sono comunque “ragionevolmente idonee a dimostrare (in via presuntiva e in connessione con gli altri elementi indiziari addotti) un collegamento tra amministratori locali e clan mafiosi”.

E “non è implausibile evincere che alcuni esponenti del clan Belforte si siano adoperati per convergere voti a favore di taluni candidati poi eletti nell’amministrazione di Caserta”. A dimostrarlo ci sono intercettazioni di conversazioni tra soggetti ritenuti associati ai Belforte che svelano il loro sostegno a favore di candidati poi eletti e fotografie dei festeggiamenti per la vittoria elettorale del 2021 nelle quali il neo eletto sindaco è insieme a soggetti ritenuti legati alla criminalità locale, nello specifico Raffaele Capone, poi condannato per tentato omicidio.

È vero che la Dda ha derubricato l’ipotesi di reato da voto di scambio elettorale politico mafioso a corruzione elettorale e che l’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’ex assessore Massimiliano Marzo è stata annullata dal Tribunale del Riesame, ma gli elementi emersi dalle indagini hanno “comunque una valenza sintomatica nella prospettiva di prevenzione antimafia”.

Quanto alla pretesa “dissoluzione” del clan Belforte, la Questura di Caserta, a giugno 2025, ha chiarito che il gruppo criminoso è ancora presente, a causa delle “recenti scarcerazioni di personaggi di spessore criminale elevato e storicamente associati a clan camorristici operanti sul territorio”, e delle “nuove generazioni”, discendenti dai capi”. Comunque, sono emersi collegamenti anche con il clan dei Casalesi, la cui sopravvivenza è indiscussa.

Marino ha fatto presente di aver azzerato la giunta, nominando nuovi assessori tecnici, ma questo – ribattono i giudici – è avvenuto solo dopo l’ordinanza di custodia cautelare di giugno 2024.

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