Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha sempre cercato di ridurre al minimo le situazioni di imprevedibilità nel motorsport. Un atteggiamento che si applica anche ora che il pilota del team, Kimi Antonelli, è vicino alla conquista del titolo mondiale. Wolff ha sottolineato l’importanza di concentrarsi su una gara alla volta, accumulando punti senza pensare prematuramente alla classifica finale.
In questa ottica, per il team di Brackley è diventato fondamentale evitare errori che possano complicare la corsa al titolo. Uno degli aspetti più critici riguarda un difetto ricorrente di Antonelli: il superamento dei limiti del tracciato. Il regolamento sportivo consente un massimo di tre uscite di pista in punti designati; alla quarta infrazione scatta una penalizzazione di cinque secondi.
Una sanzione che il giovane pilota ha già dovuto scontare in questa stagione e che ha rischiato di subire anche nella gara di Singapore. Durante la corsa, gli sono state segnalate quattro infrazioni, ma una di queste è stata successivamente annullata dalla FIA dopo una revisione, riportando il totale a tre e salvandolo dalla penalità. Questo stile di guida porta Antonelli a sfruttare ogni centimetro della pista, facendolo però spesso andare oltre il consentito.
Subito dopo la gara, Wolff ha commentato l’episodio con una battuta, suggerendo una soluzione ironica: “Gli metterò un cuscino dell’hotel sotto il sedere quando guida, così potrà finalmente vedere la strada!”. Al di là dello scherzo, il team principal ha spiegato che guidare a lungo con tre “strike” ha generato stress, ma ha anche dimostrato quanto il pilota stia spingendo al limite.
La situazione è stata resa ancora più complessa dal fatto che Antonelli, nel weekend di Singapore, ha dovuto gestire un nuovo pacchetto di aggiornamenti sulla sua Mercedes. La vettura si è rivelata estremamente sensibile e imprevedibile. “Togliendo l’aspetto dei track limits, la sua guida è stata matura e solida”, ha concluso Wolff.
Secondo il team principal, la capacità di gestire una macchina difficile, contribuire al suo sviluppo e continuare a imparare rappresenta un segnale eccellente. Un’attestazione di maturità per un pilota di vent’anni al suo secondo anno in Formula 1, sempre più solido all’interno della squadra e sicuro delle proprie capacità, tranne quando si tratta dei limiti della pista.






