Nella sede galleggiante della fondazione Marevivo sul Tevere, a Roma, si è tenuto un incontro che ha riunito scienza, economia e attivismo per discutere del futuro degli oceani. L’evento ha avuto come spunto la presentazione del libro “Pianeta Acqua” dell’economista Jeremy Rifkin, una figura di riferimento nel dibattito sulle trasformazioni ambientali.
L’incontro è stato un momento di convergenza tra visioni che identificano nel mare il motore della vita terrestre. Rifkin ha proposto una prospettiva “idrocentrica”, con l’obiettivo di ribaltare il paradigma economico attuale e rimettere l’acqua al centro delle strategie globali.
Secondo l’economista, l’umanità è entrata in una nuova fase storica in cui è inevitabile riconoscere il pianeta come un sistema complesso dominato dall’acqua. Gli oceani coprono circa il 71% della superficie terrestre, ospitano oltre il 95% della biosfera e producono più della metà dell’ossigeno che respiriamo, agendo come il principale regolatore climatico e biologico del mondo.
Tuttavia, nonostante questo ruolo cruciale, gli ecosistemi marini restano spesso marginali nel dibattito politico. Problemi come l’inquinamento da plastica, la pesca eccessiva e l’acidificazione delle acque stanno compromettendo la loro capacità di rigenerarsi.
Durante l’evento è stato ribadito l’obiettivo “30×30”, previsto dal Global Biodiversity Framework. Il principio consiste nel proteggere almeno il 30% delle terre e dei mari entro il 2030. Per gli oceani, questo significa sottoporre almeno il 10% delle aree a una tutela integrale (zone “no-take”), dove ogni attività estrattiva è vietata per consentire la rigenerazione degli habitat.
I dati attuali evidenziano un forte ritardo: oggi solo l’8,4% degli oceani gode di una qualche forma di protezione, con una quota di tutela rigorosa che si ferma tra il 2,8% e il 3,2%. La situazione nel Mediterraneo non è migliore, con una copertura di aree protette tra il 6% e il 9%, di cui solo una parte minima è realmente efficace.
L’Italia, con 30 Aree Marine Protette e due parchi sommersi, possiede una delle reti più estese del bacino mediterraneo. Ciononostante, persistono criticità legate alla gestione, alla copertura degli habitat e alla scarsità di risorse economiche destinate alla loro conservazione.
Le aree marine protette funzionano come vere e proprie infrastrutture ecologiche. All’interno di questi “santuari”, la biodiversità aumenta e le popolazioni ittiche si riproducono più facilmente, generando benefici che si estendono anche alle zone circostanti. Queste aree sostengono così attività economiche come la pesca sostenibile e il turismo naturalistico.
Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, ha sottolineato come la protezione del mare rappresenti un investimento per il futuro economico e sociale. Ha evidenziato il paradosso per cui, in periodi di crisi geopolitica, l’ambiente scivola in fondo all’agenda politica, nonostante il suo ruolo fondamentale nel regolare il clima e sostenere economie vitali.
Jeremy Rifkin ha quindi rilanciato l’idea di affiancare al Green Deal europeo un “Blue Deal” specifico. Mentre il primo si concentra sulla transizione energetica, il secondo si focalizzerebbe sulla gestione sostenibile delle risorse idriche e marine.
Questo passaggio richiederà una vera rivoluzione culturale: smettere di considerare l’acqua una merce e riconoscerla come fondamento biologico del pianeta. In questa visione, l’acqua diventerebbe il principio guida per un nuovo modello economico che integri innovazione, responsabilità sociale e tutela degli ecosistemi.
Organizzazioni come Marevivo svolgono un ruolo chiave nel mantenere alta l’attenzione pubblica sullo stato di salute degli oceani attraverso campagne e progetti di conservazione. L’evento di Roma è culminato con il conferimento a Jeremy Rifkin del titolo di “Cavaliere del Mare”, un’onorificenza per il suo impegno nella difesa dell’ambiente marino.
La definizione “Pianeta Acqua” usata da Rifkin non è solo un’immagine suggestiva, ma una chiave di lettura per ripensare il rapporto tra umanità e ambiente. Proteggere il mare significa difendere il sistema ecologico che rende possibile la vita sulla Terra, avviando quella che, secondo i promotori dell’incontro, dovrà essere la prossima grande trasformazione del XXI secolo.



















